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In questa sezione trovi le principali notizie e aggiornamenti normativi in materia di ambiente e sicurezza sul lavoro.

Responsabilità penale d’impresa: quando il diritto penale risale al vertice aziendale

A Brescia la Procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo dopo la morte di un carpentiere di 40 anni sul tetto di un cantiere nei giorni scorsi nella Bassa bresciana. L’ipotesi è la violazione dell’ordinanza anti-caldo della Regione Lombardia, che vieta i lavori all’aperto nelle ore centrali a rischio termico “alto”. Tre persone sono iscritte nel registro degli indagati. Se il teorema reggerà, il caso andrà a costituire un precedente rilevante in Lombardia. La violazione di un’ordinanza regionale diventerà presupposto di responsabilità penale, non più semplice sanzione amministrativa. Il 25 giugno 2026 la quarta sezione penale della Cassazione ha confermato la condanna a cinque anni per Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, per la strage di Viareggio. La Suprema Corte ha escluso l’amministrazione di fatto, ma ha ritenuto configurabile l’esercizio colposo dei poteri di direzione e coordinamento, per aver imposto a livello di gruppo l’inosservanza della regola cautelare sulla tracciabilità, in virtù di una scelta aziendale di risparmio. I due eventi disegnano lo stesso orizzonte giuridico. Il diritto penale non si ferma al garante che sta accanto al pericolo. Risale al vertice aziendale che ha governato il rischio o che ha omesso di costruire un’organizzazione capace di […]

Le responsabilità dei vertici aziendali dopo Viareggio

I limiti della responsabilità penale dei vertici aziendali nelle strutture societarie complesse, se a qualcuno sfuggivano, dopo la “sentenza di Viareggio”, appaiono oramai chiare. I presupposti necessari per attribuire a un manager una responsabilità colposa in materia di sicurezza sono l’esistenza di uno specifico obbligo giuridico di impedire l’evento, l’omissione di una condotta concretamente esigibile e il nesso causale tra tale omissione e il fatto verificatosi. Il 25 giugno 2026, infatti, la quarta sezione penale della Cassazione chiude il caso e conferma la pena di cinque anni per Mauro Moretti, ex Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato e di Rfi, che entra in carcere a settantadue anni per le responsabilità accertate nella causazione dell’evento di Viareggio, su cui non può esserci ambiguità interpretativa. E ciò perché la strage è reale, le responsabilità accertate, il diritto delle famiglie a una verità giudiziaria è sacrosanto. Gli interrogativi che nascono non riguardano la fattispecie (scontata) se un vertice aziendale debba rispondere delle proprie responsabilità ma quando, per quali atti e con quale nesso tra decisione, potere ed evento. È su questo confine che il “caso Moretti” si rivela qualcosa di più di una vicenda processuale diventa un precedente su cui nel nostro Paese […]

Terremoti e continuità della impresa

Quando si discute di sicurezza sul lavoro, l’immaginario collettivo corre quasi automaticamente ai dispositivi di protezione individuale, alle procedure operative, alla prevenzione degli infortuni sul campo. Esiste tuttavia una dimensione della sicurezza che raramente trova spazio nel dibattito pubblico, pur essendo normativamente sancita da quasi vent’anni, quella della tenuta strutturale degli edifici che ogni giorno ospitano lavoratori, macchinari e processi produttivi. Il D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi presenti negli ambienti di lavoro, incluso quello sismico, da inserire a pieno titolo nel Documento di Valutazione dei Rischi. Non si tratta di un adempimento formale, ma di una valutazione che intreccia tutela delle persone e continuità operativa dell’impresa nello scenario, tutt’altro che remoto in Italia, di un evento tellurico. Il rischio sismico che grava su un edificio produttivo si compone di tre variabili che agiscono in combinazione tra loro. La prima è la probabilità che un sisma si verifichi effettivamente nell’area in cui sorge lo stabile, un dato che dipende dalla classificazione sismica del territorio. La seconda è l’esposizione, ovvero il numero di persone e il valore dei beni presenti nella struttura al momento dell’evento. La terza, spesso la più sottovalutata nelle valutazioni aziendali, è […]

Piscine in sicurezza e nuove regole. Ma la riforma organica aspetta ancora.

Dal 1° agosto le piscine pubbliche e quelle private aperte al pubblico devono dotarsi di sistemi di aspirazione capaci di neutralizzare l’effetto ventosa, la forza di risucchio che negli ultimi mesi ha causato la morte di diversi bambini in diverse strutture italiane. L’obbligo, introdotto con un emendamento al decreto Sport approvato alla Camera il 23 luglio, riguarda bocchettoni e griglie di fondo di ogni impianto a uso collettivo, dagli alberghi ai campeggi fino ai parchi acquatici. Per gli impianti che non si adeguano scatta la chiusura immediata fino alla messa a norma. A sostegno degli enti locali il governo ha stanziato un fondo da 4.725.000 euro per il 2026, destinato all’adeguamento delle piscine pubbliche e gestito dal ministero dell’Economia. È il primo tassello di un percorso più ampio, quello del disegno di legge quadro sulla sicurezza negli impianti natatori, fermo in Parlamento da un anno. Il dato che inquadra l’urgenza arriva dall’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui dal 2022 a oggi le vittime di incidenti in piscina sono state 75, oltre la metà minori di 12 anni. Nel box a fianco la cronologia dei casi principali registrati nei primi mesi del 2026. La distanza rispetto ad altri paesi europei misura […]

Incidenti 2026: la cronologia dei casi principali

Il solo 2026 ha già prodotto una sequenza ravvicinata di casi. Il 5 aprile a Pennabilli è morto Matteo Brandimarti, 12 anni, in una vasca idromassaggio. Il 18 aprile a Latina è deceduto Gabriele Ubaldo Petrucci, 7 anni, con lo stesso meccanismo, in una piscina termale. Il 15 luglio Alice Ferrari, 11 anni, è morta due giorni dopo essere rimasta incastrata con i capelli nel bocchettone dei bagni Segesta di Sestri Levante. Il 18 luglio a Milano Marittima è annegata Magdalena Kaiser, 4 anni. Nei tre mesi precedenti l’approvazione dell’emendamento le ricostruzioni giornalistiche più aggiornate contano almeno sette minori morti in impianti idrici italiani. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, dal 2022 a oggi le vittime di incidenti in piscina sono state complessivamente 75, oltre la metà minori di 12 anni. Un conteggio ufficiale e definitivo per l’intero 2026 non risulta ancora pubblicato. Enzo Fontanarosa Direttore iNews  

Cassazione: la responsabilità del committente e gli infortuni in cantiere

La Suprema Corte ribadisce che il Committente può rispondere per un infortunio sul lavoro se ha inciso, anche indirettamente, nella catena causale dell’evento, soprattutto quando il rischio era percepibile e le misure di sicurezza risultano inadeguate. Nel caso esaminato, la Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte d’Appello di Palermo, che aveva riconosciuto la responsabilità di un ente pubblico committente per un infortunio mortale occorso a un lavoratore di una ditta appaltatrice. L’operaio era stato travolto da un manufatto durante l’installazione di un ponteggio. Secondo i giudici, l’ente in qualità di “committente” aveva contribuito all’evento mortale avallando un piano di sicurezza e coordinamento inadeguato, non idoneo a prevenire un rischio già esistente e facilmente percepibile, peraltro in un contesto che rientrava nella sua disponibilità giuridica. Con l’ordinanza n. 27321 del 13 ottobre 2025, la Corte ha ribadito i principi in materia di responsabilità per infortunio sul lavoro ai sensi dell’art. 2087 del codice civile, chiarendo il perimetro degli obblighi che gravano anche sul Committente, precisando che il “dovere di sicurezza” non riguarda esclusivamente il datore di lavoro, ma si estende anche a chi affida l’esecuzione di un’opera senza imporre un controllo continuo e penetrante sull’attività svolta dall’impresa appaltatrice. Tuttavia, […]

L’architettura degli organi societari e il ruolo della delega di funzioni

Uno dei temi più rilevanti che ogni organizzazione è chiamata ad affrontare riguarda la definizione di un efficace sistema di attribuzione delle responsabilità. La corretta costruzione dell’architettura delle deleghe costituisce infatti il presupposto fondamentale per garantire una gestione efficiente degli obblighi prevenzionistici e una chiara individuazione dei soggetti chiamati a esercitare poteri decisionali e di controllo. In tale contesto, la delega di funzioni rappresenta uno strumento di primaria importanza, la cui corretta applicazione è stata oggetto negli ultimi anni di numerosi interventi giurisprudenziali. La delega di funzioni, com’è noto, è un atto formale mediante il quale il datore di lavoro trasferisce a un soggetto delegato specifici obblighi e poteri in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Disciplinata dall’art. 16 del D.Lgs. 81/2008, essa consente una redistribuzione delle responsabilità all’interno dell’organizzazione senza tuttavia determinare un totale esonero del datore di lavoro dai propri obblighi. Il comma 3 del medesimo articolo stabilisce infatti che permane in capo al delegante uno specifico obbligo di vigilanza sull’operato del delegato e sul corretto esercizio delle funzioni trasferite. La portata dell’istituto è stata chiarita dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nella nota sentenza ThyssenKrupp n. 38343 del 18 settembre 2014, secondo cui una delega […]

Impianti fotovoltaici e prevenzione incendi cosa succede dopo le Linea Guida DCPREV

Chi si occupa di fotovoltaico su edifici soggetti ai controlli dei Vigili del Fuoco deve ormai valutare copertura, moduli, cablaggi e gestione dell’emergenza come un sistema unico, non come una somma di componenti indipendenti. È il cambio di prospettiva introdotto dalla Nota DCPREV n. 14030 del 1° settembre 2025, che aggiorna la guida del 2012 dedicata agli impianti fotovoltaici incorporati o a servizio delle attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco. Su stabilimenti industriali, depositi, strutture sanitarie, edifici commerciali e autorimesse, il fotovoltaico non può e non deve essere trattato come una semplice aggiunta elettrica. Il generatore modifica la configurazione della copertura, introduce componenti che restano in tensione in presenza di irraggiamento, può favorire la propagazione dell’incendio e condiziona l’accessibilità per manutentori e soccorritori. La progettazione antincendio deve quindi iniziare insieme al progetto impiantistico, non al termine di esso. L’impianto fotovoltaico, considerato isolatamente, non è un’attività dell’Allegato I al D.P.R. 151/2011. Tuttavia, quando è incorporato in un’attività soggetta o posto al suo servizio, la sua installazione può modificare le condizioni di sicurezza antincendio già valutate. L’inquadramento non dipende soltanto dalla potenza elettrica, ma dagli effetti dell’intervento su copertura, compartimenti, impianti di protezione, accessi, procedure di emergenza ed eventuali accumuli […]

Roghi e danni alle imprese, servono piani e polizze

L’intensificarsi degli incendi di vegetazione stanno trasformando un fenomeno ambientale in un rischio operativo concreto per le imprese che possiedono o gestiscono asset esposti a vegetazione combustibile. Capannoni industriali a ridosso di aree boscate, strutture turistiche immerse nel verde, infrastrutture logistiche in zone periurbane, aziende agricole in territori attraversati da stoppie e residui colturali. Il fuoco, quest’anno, non ha aspettato l’estate per divorare ettari già dai primi mesi dell’anno e scrivendo la sua triste storia di cenere. Tra il 1° gennaio e l’8 luglio EFFIS ha registrato 112 incendi in Italia, il 26 per cento in più della media 2006-2025, e Legambiente aggiorna la fotografia al 15 luglio con 547 incendi e 13.640 ettari bruciati nel solo Mezzogiorno, mentre i Vigili del Fuoco hanno svolto 21.442 interventi per incendi boschivi tra il 15 giugno e il 15 luglio, più di quanti se ne fossero registrati nello stesso periodo del 2024. Numeri che, per chi gestisce un’impresa, contano meno rispetto al chiedersi se il proprio piano di prevenzione, di continuità operativa e di copertura assicurativa è adeguato a un rischio che arriva prima e colpisce più duramente ogni anno? In Basilicata i più recenti dati segnano finora 57 ettari e 8 […]

Nella cabina del gas l’Atex mappa il rischio

La sicurezza degli impianti a gas non si esaurisce nel rispetto formale di una norma: si costruisce attraverso un’analisi puntuale di ogni possibile punto di cedimento, capace di tradurre la pressione di esercizio in un rischio quantificabile e gestibile. È quanto emerge dall’attività di valutazione e classificazione delle atmosfere potenzialmente esplosive (ATEX) condotta su una cabina di decompressione, riduzione e gestione del gas metano situata nel comune di Monte San Giacomo (Sa). L’intervento si inserisce nel quadro normativo definito dal D.Lgs. 81/2008, Titolo XI, che recepisce la Direttiva 1999/92/CE (nota come ATEX 137) sulla protezione dei lavoratori esposti al rischio di atmosfere esplosive, e dalle norme tecniche di settore per la classificazione dei luoghi con pericolo di esplosione da gas, prima fra tutte la CEI EN 60079-10-1. Un impianto di questo tipo, per sua natura, tratta un fluido infiammabile ad alta pressione: la classificazione ATEX diventa quindi il presupposto tecnico indispensabile per ogni scelta successiva, dagli impianti elettrici alle procedure operative. La cabina oggetto di analisi svolge una funzione di interfaccia tra la rete di trasporto ad alta pressione e la successiva fase di distribuzione del gas metano. L’impianto riceve il metano ad alta pressione e, attraverso una sequenza di […]