Dal 1° agosto le piscine pubbliche e quelle private aperte al pubblico devono dotarsi di sistemi di aspirazione capaci di neutralizzare l’effetto ventosa, la forza di risucchio che negli ultimi mesi ha causato la morte di diversi bambini in diverse strutture italiane. L’obbligo, introdotto con un emendamento al decreto Sport approvato alla Camera il 23 luglio, riguarda bocchettoni e griglie di fondo di ogni impianto a uso collettivo, dagli alberghi ai campeggi fino ai parchi acquatici. Per gli impianti che non si adeguano scatta la chiusura immediata fino alla messa a norma. A sostegno degli enti locali il governo ha stanziato un fondo da 4.725.000 euro per il 2026, destinato all’adeguamento delle piscine pubbliche e gestito dal ministero dell’Economia. È il primo tassello di un percorso più ampio, quello del disegno di legge quadro sulla sicurezza negli impianti natatori, fermo in Parlamento da un anno.
Il dato che inquadra l’urgenza arriva dall’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui dal 2022 a oggi le vittime di incidenti in piscina sono state 75, oltre la metà minori di 12 anni. Nel box a fianco la cronologia dei casi principali registrati nei primi mesi del 2026.
La distanza rispetto ad altri paesi europei misura il ritardo con cui l’Italia arriva a questo appuntamento. La Francia ha introdotto obblighi di sicurezza per le piscine private interrate con la legge del 3 gennaio 2003, operativa dal 2004, che impone l’installazione di almeno uno tra quattro dispositivi omologati, barriere, allarmi, coperture o abris di protezione, secondo gli standard tecnici NF P90-306/309. Da allora gli annegamenti accidentali in piscina si sono ridotti, secondo le stime di settore riprese anche dall’Istituto Superiore di Sanità, tra il 70 e il 75 per cento. L’Italia, al contrario, è rimasta per oltre vent’anni priva di un obbligo nazionale equivalente, con la sicurezza degli impianti affidata a normative regionali disomogenee e, per le piscine domestiche, a una condotta sostanzialmente volontaria.
Su questo sfondo il legislatore ha scelto la corsia più rapida disponibile, un emendamento a un decreto già in discussione, lasciando invece sul binario ordinario la riforma organica attesa da tempo dagli operatori del settore.
I due provvedimenti vanno tenuti distinti, perché rispondono a logiche e tempi diversi, il decreto Sport interviene su un solo punto tecnico con effetto immediato, il disegno di legge quadro punta invece a riscrivere l’intera disciplina, oggi frammentata su base regionale.
Il testo, firmato dai ministri Schillaci e Musumeci e approvato in Consiglio dei ministri il 30 luglio 2025, compone 36 articoli in sei capi e introduce una classificazione degli impianti in quattro categorie, A1 per le piscine pubbliche, A2 per quelle a uso collettivo di alberghi, agriturismi, bed and breakfast e campeggi, B1 e B2 per le piscine domestiche condominiali e private. Resta ferma l’esclusione delle piscine termali e di quelle gestite da società affiliate a federazioni sportive.
Il testo introduce un doppio livello di controllo, interno a carico del gestore attraverso un piano di autocontrollo, ed esterno affidato alle Asl, competenti per vigilanza, diffida, imposizione di correttivi e, nei casi più gravi, chiusura dell’impianto. Le sanzioni amministrative sono graduate per fattispecie, da 100 a 600 euro per il gestore che non rispetta il regolamento interno, da 1.000 a 6.000 euro per la mancanza del locale di primo soccorso, da 500 a 3.000 euro se manca la cassetta di primo soccorso, da 500 a 2.900 euro per carenze nel controllo e trattamento delle acque riscontrate nei controlli esterni.
Sul fronte dei dispositivi salvavita, il ddl prevede per le piscine pubbliche di categoria A1 la presenza continua di un assistente bagnanti, mentre per quelle a uso collettivo di categoria A2 ammette, quando la valutazione del rischio lo giustifica, soluzioni alternative come una persona formata nelle vicinanze della vasca o sistemi certificati di rilevamento anti-annegamento collegati a un addetto pronto a intervenire. Per le piscine domestiche viene introdotto l’obbligo di dispositivi di sicurezza contro gli ingressi involontari in acqua.
Proprio su questo punto si concentra la resistenza delle categorie. La Conferenza delle Regioni ha bocciato il testo il 18 marzo, ritenendolo debole verso gli impianti già esistenti, ai quali molti requisiti si applicherebbero in misura minore rispetto alle nuove strutture, e contestando l’esclusione delle piscine sportive affiliate. Confagricoltura e Agriturist lo giudicano insostenibile per le aziende medio piccole, mentre Federalberghi e Confindustria Alberghi chiedono che l’assistente bagnanti resti una delle misure possibili e non la soluzione ordinaria per qualunque impianto, insieme a una revisione degli obblighi ritenuti più onerosi, come lo svuotamento annuale della vasca o l’uso esclusivo di laboratori accreditati per le analisi dell’acqua.
Per chi gestisce un impianto oggi la priorità operativa resta comunque quella fissata dal decreto Sport. La checklist essenziale comprende la verifica della conformità di ogni presa di aspirazione, il costo indicativo di una griglia certificata varia tra 100 e 700 euro, l’eventuale installazione di un sistema secondario di arresto della pompa, tra 500 e 1.500 euro, e una verifica periodica di circa 130 euro. Un pacchetto completo di adeguamento, secondo l’analisi tecnica coordinata dall’ateneo Sapienza, si colloca tra 1.000 e 5.000 euro nei casi senza opere strutturali, tra 5.000 e 10.000 euro quando servono interventi più corposi.
Sul piano delle scadenze, dunque, va scritto senza ambiguità che l’unico obbligo già vigente è quello del 1° agosto sui sistemi anti-effetto-ventosa. Il ddl quadro, con la sua griglia di sanzioni e le sue soglie di adeguamento, resta al momento un testo all’esame del Parlamento, privo di un termine di attuazione certo fino all’approvazione definitiva. Per i gestori professionali la raccomandazione è seguire l’iter parlamentare con la stessa attenzione riservata all’obbligo già cogente, perché la classificazione in categorie e le relative sanzioni definiranno il perimetro di responsabilità per gli anni a venire.
Enzo Fontanarosa
Direttore iNews

Comments are closed.