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Ago 10
fotovoltaico e antincendio

Impianti fotovoltaici e prevenzione incendi cosa succede dopo le Linea Guida DCPREV

Chi si occupa di fotovoltaico su edifici soggetti ai controlli dei Vigili del Fuoco deve ormai valutare copertura, moduli, cablaggi e gestione dell’emergenza come un sistema unico, non come una somma di componenti indipendenti. È il cambio di prospettiva introdotto dalla Nota DCPREV n. 14030 del 1° settembre 2025, che aggiorna la guida del 2012 dedicata agli impianti fotovoltaici incorporati o a servizio delle attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco.
Su stabilimenti industriali, depositi, strutture sanitarie, edifici commerciali e autorimesse, il fotovoltaico non può e non deve essere trattato come una semplice aggiunta elettrica. Il generatore modifica la configurazione della copertura, introduce componenti che restano in tensione in presenza di irraggiamento, può favorire la propagazione dell’incendio e condiziona l’accessibilità per manutentori e soccorritori. La progettazione antincendio deve quindi iniziare insieme al progetto impiantistico, non al termine di esso.
L’impianto fotovoltaico, considerato isolatamente, non è un’attività dell’Allegato I al D.P.R. 151/2011. Tuttavia, quando è incorporato in un’attività soggetta o posto al suo servizio, la sua installazione può modificare le condizioni di sicurezza antincendio già valutate. L’inquadramento non dipende soltanto dalla potenza elettrica, ma dagli effetti dell’intervento su copertura, compartimenti, impianti di protezione, accessi, procedure di emergenza ed eventuali accumuli elettrochimici. La conformità alle misure della Linea Guida costituisce un riferimento importante per motivare l’assenza di aggravio, ma non sostituisce la valutazione del caso concreto né gli adempimenti previsti dal D.P.R. 151/2011 e dal D.M. 7 agosto 2012.
La modalità di posa determina il percorso di verifica. Nei sistemi BAPV il modulo è applicato sopra l’involucro e occorre valutare soprattutto l’accoppiamento con la copertura, le intercapedini, i fissaggi e i percorsi dei cavi. Nei sistemi BIPV il modulo sostituisce un elemento edilizio e partecipa alle funzioni della chiusura d’ambito: la verifica deve quindi riguardare anche reazione al fuoco, continuità della chiusura, caduta di parti e gocciolamento. Devono essere esaminati anche gli impianti non incorporati ma interferenti, come quelli installati su pensiline, tettoie o strutture accessorie collegate all’edificio.
Per gli impianti BAPV su tetti e coperture la Linea Guida individua più soluzioni per limitare la propagazione dell’incendio. La prima è l’installazione su strutture ed elementi di copertura in classe A1. La seconda prevede, tra pannelli e piano di appoggio, uno strato almeno EI 30 con layer continuo A1, esteso all’intera copertura oppure all’area fotovoltaica aumentata di almeno due metri in ogni direzione. La terza si basa sulla combinazione tra la reazione al fuoco del modulo e la prestazione della copertura esposta a incendio esterno; la quarta utilizza la prova dello specifico sistema pannello-copertura secondo CEI TS 82-89. Quando queste soluzioni non risultano applicabili, resta possibile una valutazione del rischio documentata che dimostri il raggiungimento degli obiettivi di sicurezza.
È essenziale distinguere tre livelli. La UNI EN 13501-1 classifica la reazione al fuoco del prodotto; la UNI EN 13501-5 classifica il comportamento del tetto esposto a un incendio esterno, sulla base dei metodi di prova della UNI CEN/TS 1187; la CEI TS 82-89 valuta invece uno specifico assieme costituito dal modulo e dal substrato rappresentativo della copertura nella condizione d’uso finale. Ne deriva che la classe del modulo non dimostra il comportamento dell’intera copertura e che un rapporto Broof non può essere trasferito automaticamente a stratigrafie differenti. Analogamente, la classificazione CEI TS 82-89 non è una qualità universale del pannello: vale per la configurazione provata e per il relativo campo di applicazione.
Il layout deve essere coordinato con compartimentazione, lucernari, evacuatori di fumo e calore, aperture, giunti e impianti tecnici. Gli attraversamenti dei cavi devono mantenere le prestazioni di resistenza al fuoco previste e non creare vie preferenziali di propagazione. Moduli e passerelle non devono ridurre l’efficacia degli EFC né ostacolarne manutenzione e funzionamento. La suddivisione in sottoinsiemi, i corridoi di accesso e le fasce libere devono consentire ispezione, manutenzione e intervento in emergenza, evitando che la massimizzazione della superficie captante prevalga sulla sicurezza.
La presenza di tensione lato corrente continua anche dopo il sezionamento a valle costituisce un elemento centrale per il soccorso. Devono essere chiaramente individuati inverter, quadri, dispositivi di sezionamento e tratti che possono restare in tensione. Segnaletica, planimetrie di emergenza e procedure devono essere coerenti con la configurazione reale. Inverter e componenti principali devono inoltre essere collocati in posizioni accessibili, ventilate e compatibili con le caratteristiche dei supporti e dei locali.
La sicurezza non termina con la SCIA. Manuale d’uso e manutenzione, registro dei controlli, verifiche periodiche, termografie e gestione delle anomalie devono essere integrati nella GSA. Particolare attenzione richiedono ampliamenti e revamping: la sostituzione di moduli, la modifica dei sostegni, l’incremento di potenza o il cambiamento della stratigrafia possono far venir meno le condizioni sulle quali erano basate classificazioni e valutazioni di non aggravio. Ogni modifica deve quindi essere riesaminata sotto il profilo elettrico, costruttivo, antincendio e procedurale.
La Linea Guida DCPREV n. 14030/2025 consolida un principio decisivo: la sicurezza non appartiene al singolo componente, ma al sistema edificio-impianto nella sua configurazione reale e durante l’intero ciclo di vita. Il professionista antincendio assume così un ruolo di coordinamento tra progettazione elettrica, involucro, compartimentazione, controllo di fumo e calore, operatività dei soccorritori e gestione. L’obiettivo non è rendere il fotovoltaico semplicemente compatibile con l’edificio, ma progettare fin dall’origine produzione energetica e sicurezza antincendio come parti dello stesso problema tecnico.

Ing. Elisabetta Scaglia
Esperta in Ingegneria Antincendio