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Mar 23

La strada come luogo di lavoro diffuso

La strada come luogo di lavoro diffuso
dott. Antonello Liuzzi – Area Comunicazione di INGEST

Il tema degli incidenti stradali legati al lavoro merita oggi una riflessione attenta e non più rinviabile.

Una parte significativa degli infortuni mortali sul lavoro avviene infatti sulla strada. Non si tratta soltanto dei cosiddetti infortuni in itinere, cioè quelli che si verificano durante il tragitto tra casa e luogo di lavoro, ma anche degli incidenti che coinvolgono chi lavora quotidianamente su strada, come nel settore dell’autotrasporto, della logistica e delle consegne.

La trasformazione del sistema economico ha inciso profondamente su questo fenomeno. L’aumento esponenziale dei servizi di consegna e la crescita del commercio online hanno moltiplicato il numero di mezzi in circolazione per motivi professionali, ampliando di fatto l’esposizione al rischio. La strada è diventata un vero e proprio “luogo di lavoro diffuso”, ma troppo spesso continua a essere percepita come un fattore esterno rispetto alla gestione aziendale della sicurezza.

Eppure i dati confermano la criticità della situazione. Dalla Relazione Annuale 2025 dell’INAIL, presentata il 3 luglio 2025, emerge che gli infortuni in itinere sono aumentati del 3,1%, passando da 97.939 a 101.000 casi. Il tragitto casa-lavoro si conferma dunque una delle aree più sensibili della sicurezza complessiva dei lavoratori.

L’infortunio in itinere, dal punto di vista normativo, è equiparato a quello che avviene all’interno dell’azienda. Il lavoratore, quindi, ha diritto alla tutela assicurativa, purché sussistano precise condizioni: il percorso deve essere direttamente collegato all’attività lavorativa, abituale e il più diretto possibile. Sono ammessi spostamenti tra diverse sedi di lavoro o verso il luogo di consumazione dei pasti in assenza di mensa aziendale. Eventuali deviazioni o interruzioni sono riconosciute solo se giustificate da cause di forza maggiore, disposizioni del datore di lavoro o esigenze essenziali e improrogabili.

Fondamentale è il nesso causale tra tragitto e attività lavorativa.

Quando il lavoratore interrompe o modifica il percorso per ragioni personali, introducendo un rischio estraneo a quello ordinario, si configura il cosiddetto “rischio elettivo”. La Corte di Cassazione lo definisce come una deviazione arbitraria dalle normali modalità lavorative per motivi personali, tale da creare un rischio non collegato alla prestazione. In questi casi, come chiarito dall’INAIL nella Circolare n. 52 del 23 ottobre 2013, la copertura assicurativa non opera. Esempi tipici sono le soste non necessarie, le deviazioni ingiustificate, la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze, nonché gravi violazioni del Codice della Strada.

Accanto al comportamento individuale, però, emergono criticità più ampie. Esiste una correlazione tra incidentalità e organizzazione del lavoro: ritmi serrati, obiettivi imposti da sistemi automatizzati, pressioni legate alle performance possono determinare un’accelerazione dei tempi di consegna e una riduzione delle pause, incidendo negativamente sulla sicurezza. A ciò si aggiungono fattori strutturali come l’obsolescenza del parco veicoli e la manutenzione non sempre adeguata della rete stradale.

Dal punto di vista normativo, il rischio stradale dovrebbe essere pienamente integrato nelle politiche di prevenzione aziendale previste dal Decreto Legislativo 81/2008. Considerarlo un rischio “esterno” è una visione ormai superata. Inserire la sicurezza degli spostamenti nella valutazione dei rischi significa adottare una scelta strategica capace di ridurre costi indiretti, assenze per infortunio e impatti sociali.

In questo scenario assume un ruolo centrale anche il Mobility Manager

figura chiamata a promuovere soluzioni di mobilità più sicure e sostenibili e a diffondere una cultura della prevenzione che coinvolga l’intera organizzazione. Le aziende, pur non essendo direttamente responsabili delle condizioni della strada, hanno l’obbligo di denunciare gli infortuni, analizzarne le cause e adottare misure correttive e preventive.

Una gestione strutturata della mobilità aziendale, unita a percorsi formativi mirati e al supporto di consulenti esperti in sicurezza stradale, può contribuire in modo significativo alla riduzione dell’incidentalità. Perché il tragitto casa-lavoro non è un momento “neutro” della giornata, ma parte integrante dell’esperienza lavorativa. E tutelarlo significa proteggere non solo la salute dei lavoratori, ma anche la continuità e la responsabilità sociale dell’impresa.

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