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Mar 23

La prevenzione proattiva per azzerare i rischi del monossido di carbonio

La prevenzione proattiva per azzerare i rischi del monossido di carbonio
di Enzo Fontanarosa – Direttore di iNEWS

Quali sono gli aspetti di prevenzione per azzerare i rischi da monossido di carbonio?

Non ha odore. Neppure sapore e, men che meno, colore. Il monossido di carbonio è un “killer silenzioso” che nella stagione fredda può agire specie tra le mura domestiche. Può entrare nelle case scivolando invisibile tra le fessure di una caldaia trascurata come pure di un braciere che fa tanto atmosfera. Quando agisce non è per una fatalità, ma spesso per una omissione annunciata: una manutenzione saltata, una canna fumaria ostruita, un locale non ventilato e qui trova il suo varco e agisce spesso mentre si dorme. Si accumula negli ambienti senza alcun segnale evidente, toglie il respiro. Nausea, vertigini, confusione, una strana sonnolenza e poi il buio perenne. Agisce in pochi minuti, l’ossigeno scompare, i tessuti muoiono, e può condurre rapidamente a infarto cardiaco o al coma. Dalla intossicazione si arriva anche ad esiti fatali, tant’è che, tra le forme di avvelenamento accidentale, risulta la causa di morte più diffusa nei Paesi industrializzati.

Il Bollettino 2025 della SIMSI (Società italiana di Medicina subacquea e Iperbarica)

evidenzia che quello del monossido di carbonio è tra i pericoli domestici più sottovalutati pur se responsabile dell’80% dei casi, con un’incidenza di 20 persone ogni 100 mila abitanti e un tasso di letalità del 5,8%. Una manutenzione trascurata e caldaie mal funzionanti, un’installazione che ha perso il suo equilibrio termodinamico, canne fumarie ostruite, bracieri o stufe a pellet in ambienti non ventilati, possono trasformare il gesto rassicurante di accendere il riscaldamento in una trappola mortale.

Se in ambito industriale la sicurezza è un protocollo rigido, nella quotidianità “nemico” gioca d’astuzia, sfruttando proprio la ricerca di comfort tra le mura di casa, per cui il risk manager dovrà affrontarlo partendo dal ridimensionare l’illusione che la sicurezza domestica sia un dato acquisito, e agire in senso proattivo con la finalità di arrivare al mutamento delle abitudini quotidiane, in ciò confortato da normative tecniche precise e vincolanti. L’intervento operativo su un impianto di riscaldamento, ad esempio, dovrà basarsi su un controllo rigoroso della combustione, in quanto ogni fiammella, di una caldaia come di un camino, richiede un equilibrio perfetto tra combustibile e ossigeno. Se questo viene meno, spesso per una ventilazione insufficiente, ecco che si inizia a produrre il gas letale.

A indirizzare il risk manager nei suoi compiti ci sono norme come il Decreto Ministeriale 37/2008, che regola la sicurezza degli impianti, obbligando le imprese abilitate a rilasciare la Dichiarazione di Conformità (DiCo) a regola d’arte. Come pure le rigorose norme UNI, con in particolare la UNI 7129 che, a proposito degli impianti a gas domestici, definisce i criteri per la ventilazione dei locali e lo scarico dei fumi, garantendo che le abitazioni non diventino mai ambienti saturi.

Al manager tocca, quindi, favorire una cultura della verifica costante, si pensi all’accertamento che il tiraggio delle canne fumarie rispetti i parametri della UNI 10845 e che le prese d’aria non vengano mai ostruite. Sul piano delle indicazioni tecnologiche, la strategia più efficace integra la prevenzione strutturale con l’adozione di rilevatori elettronici conformi alla norma europea EN 50291, che avvertire la concentrazione di monossido nell’aria è ancora minima dando il tempo per evacuare i locali.

La prevenzione, in definitiva, deve essere prima di tutto comunicata, in quanto la psicologia umana tende a sottovalutare i rischi invisibili. La vera sicurezza dovrebbe venire dal trasformare in abitudini naturali le regole, come quelle stabilite dal DPR 74/2013 in materia di controllo e manutenzione degli impianti termici.