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Apr 23

Workshop “comodi” addio per preposti e imprese cosa cambia dal 24 maggio

Accordo Stato-Regioni 2025: il 24 maggio cambia tutto per la formazione sulla sicurezza sul lavoro, addio all’improvvisazione

Uno spartiacque definitivo tra una sicurezza sul lavoro “di facciata” e un nuovo modello di rigore formativo. È ciò che rappresenta la data del prossimo 24 maggio che coincide con la conclusione del periodo transitorio di dodici mesi previsto dall’Accordo Stato-Regioni 2025 che ridisegna il quadro della formazione su più livelli distinguendo tra i diversi percorsi e con le rispettive regole applicative.

Da quel momento in poi, insomma, il sistema della prevenzione in Italia cambia pelle, imponendo un’unica direzione verso la piena conformità per imprese, consulenti e soggetti formatori.

Il doppio binario temporale: 2026 e 2027

C’è, però, un doppio binario temporale: se per la generalità degli adempimenti il termine ultimo è fissato a partire con quella decorrenza, i datori di lavoro godranno di un respiro più ampio, avendo tempo fino al 24 maggio 2027 per completare i percorsi formativi specifici a loro dedicati.

Il preposto e la fine dell’e-learning

Il perché di questa sfasatura cronologica non è casuale, poiché riflette la complessità di una riforma che punta a scardinare vecchie abitudini. Il legislatore ha scelto di agire con particolare severità sulla figura del preposto, per la quale il tempo dell’aggiornamento “comodo” davanti a uno schermo è finito. Le fonti ministeriali e tecniche, infatti, concordano nel sancire l’incompatibilità dell’e-learning per questa funzione, esigendo piuttosto una presenza fisica o una sincronia didattica che garantisca l’effettiva acquisizione delle competenze.

Per le aziende questo significa dover verificare con attenzione i corsi già programmati, soprattutto quando riguardano ruoli di vigilanza operativa e presidio della sicurezza nei reparti, nei cantieri o nei contesti produttivi più esposti.

Settori critici e nuovi standard formativi

Il rigore, del resto, investe i settori più critici così come l’uso delle attrezzature di lavoro e le attività in ambienti confinati o sospetti di inquinamento, dove la formazione non potrà più essere un pacchetto standardizzato; deve diventare un intervento mirato e rafforzare la struttura dei corsi, con maggiore attenzione a contenuti, verifiche e coerenza didattica, oltre a puntare su coerenza tra obiettivi e metodologie, tutti requisiti di validità del corso stesso.

Soggetti formatori e progettazione: le nuove regole

L’Accordo Stato-Regioni, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 maggio 2025 (repertorio atti n. 59/CSR -25A03080) interviene anche sui soggetti formatori e sulla progettazione dei corsi, con regole più stringenti rispetto al passato con l’obiettivo di garantire maggiore uniformità e una formazione più aderente ai rischi reali. È tra gli aspetti più delicati, non a caso, la nuova fisionomia dei soggetti formatori, in quanto l’Accordo definisce un perimetro molto più ordinato e meno permeabile rispetto al passato, introducendo la possibilità per il datore di lavoro di erogare direttamente la formazione interna.

Sarebbe ovviamente un errore leggere questa apertura come una liberalizzazione generalizzata poiché, al contrario, si tratta di una facoltà subordinata a condizioni rigorose. Si parte, ad esempio, dal fatto che chi sceglie di fare formazione interna in modo strutturato deve assumersi l’onere di una progettazione formativa eccellente, documentando con precisione estrema ogni aspetto, dai contenuti alla qualifica dei docenti, fino alle modalità di verifica finale. In questo scenario, la progettazione diventa il punto centrale del sistema: non è più sufficiente “organizzare un corso”, è invece necessario costruire un progetto formativo dettagliato che regga alla prova delle verifiche.

La sicurezza non ammette più improvvisazioni e, piuttosto, richiede una programmazione che, partendo dalle figure più esposte, arrivi in tempi adeguati ma senza deroghe, fino ai vertici dell’organigramma aziendale.

Le priorità immediate per le imprese

Nell’immediato, quindi, per le imprese la sfida è duplice in quanto, innanzitutto, dovranno monitorare con estrema attenzione le scadenze differenziate, evitando di sovrapporre il termine del 2026 con quello del 2027; poi avviare una verifica immediata sui fornitori e sui percorsi già pianificati. Per le imprese la priorità è controllare subito quali corsi rientrano nel nuovo quadro e quali devono essere riprogrammati, soprattutto in considerazione di chi gestisce formazione interna, appalti, cantieri o mansioni con obblighi specifici: un controllo tempestivo oggi evita problemi di conformità domani.

a cura di E.F.