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Apr 23
rischio investimento in logistica

Allarme sicurezza nella logistica nel 2025: 1.093 morti sul lavoro, +11% malattie professionali

Nel 2025 in Italia 1.093 morti sul lavoro, +11% malattie professionali. Nel 2026 calano i decessi ma aumentano infortuni e patologie. Prevenzione e cultura sicurezza.

Allarme sicurezza nella logistica: l’investimento di lavoratori da parte di mezzi è tra le cause più ricorrenti di infortuni mortali. I dati del Sistema di Sorveglianza smentiscono il binomio inesperienza-incidente: nel 65% dei casi le vittime vantano oltre tre anni di anzianità. Le criticità maggiori si registrano nelle aree aziendali (41%) e durante le manovre di retromarcia. Per ridurre il rischio, è vitale un risk assessment che imponga la separazione netta tra flussi e pedoni.

Dalla banca dati del Sistema di Sorveglianza infortuni, si ricava che gli investimenti di lavoratori da parte di mezzi rappresentano una delle più ricorrenti cause di morte. Lo studio ha consentito di analizzare gli eventi nei quali sono avvenuti investimenti fatali di lavoratori ad opera di mezzi di lavoro e di trasporto ricavando che tra le mansioni maggiormente coinvolte in tali dinamiche infortunistiche al primo posto vi sono i conduttori di automezzi pesanti con il 19,2%, seguono con il 16% le mansioni svolte principalmente in cantieri temporanei da pavimentatori stradali e addetti all’armamento ferroviario, mentre al terzo posto si trovano gli addetti al magazzinaggio o alla consegna merci con l’8,5%.

Dalla disamina dei dati dello studio si ricava che il rischio investimento è collegato a vari fattori quali l’anzianità della mansione; non si tratta infatti di lavoratori inesperti, poiché nel 65% dei casi il lavoratore deceduto aveva oltre tre anni di esperienza nella mansione mentre solo nel 17% più di un anno. Per quanto riguarda la dimensione aziendale, i dati fanno emergere che la percentuale maggiore degli infortunati, pari al 43,8%, interessa le micro aziende fino a 9 addetti, a fronte di una rilevante presenza di medie aziende tra 50 e 249 addetti e grandi aziende da 250 addetti e oltre che insieme raccolgono oltre il 28% dei lavoratori coinvolti.

Il fattore relativo alle tipologie di mezzi evidenzia che la percentuale maggiore di infortuni del 31% è associata all’utilizzo di mezzi pesanti, quali ad esempio autoarticolati o camion, seguiti da autovetture, anche se spesso coinvolte negli investimenti avvenuti all’interno dei cantieri stradali, con la quota del 17%. Nel 12% dei casi gli operatori risultano essere stati investiti da carrelli elevatori in zone prevalentemente adibite alla logistica aziendale come magazzini e depositi ovvero durante le attività di carico/scarico merci, e la medesima percentuale si ritrova nell’ambito dei cantieri ferroviari per attraversamenti ed in vari altri ambiti. L’analisi delle dinamiche infortunistiche ha consentito di suddividere gli eventi rispetto al luogo di accadimento, facendo emergere che le aree in cui è stato registrato un infortunio associato al rischio investimento sono prevalentemente le aree di pertinenza dell’azienda per il 41%, i cantieri stradali per il 24%, le aree ferroviarie per il 14%, i cantieri edili per l’11% e altri luoghi per il 10%.

Da quanto in precedenza evidenziato emerge che in quasi la metà degli eventi i fattori di rischio che hanno concorso a generare eventi collegati al rischio investimento sono riconducibili alla errata conduzione dei mezzi, ad elementi di criticità rilevati sugli automezzi, all’inadeguatezza dell’area di lavoro per quanto riguarda la viabilità e all’assenza di dispositivi di prevenzione e protezione quali barriere, guard rail, dossi, semafori o sistemi di rilevazione. Altri fattori causali degli investimenti hanno riguardato dei comportamenti inappropriati dei lavoratori poi deceduti, o di loro colleghi, e in tre casi su quattro di soggetti esterni all’area di lavoro. Per gli investimenti avvenuti in aree aziendali, i fattori di rischio prevalenti sono costituiti dalle manovre in retromarcia effettuate con scarsa visibilità ed in assenza di coordinamento con il personale a terra nelle vicinanze che hanno interessato il 65% degli eventi infortunistici. Le cause di tali condotte sono ascrivibili principalmente a pratiche abituali e tollerate dai datori di lavoro nonché ad inadeguata formazione, informazione ed addestramento dei conducenti dei mezzi, registrando inoltre anche un problema di comunicazione tra gli operatori coinvolti nell’incidente.

Nel 59% dei casi mortali è emerso quale fattore causa la presenza dell’infortunato nell’area di manovra dei mezzi al di fuori della zona di sicurezza. Tali comportamenti sono spesso frutto di abitudini ricorrenti favorite anche dalla scarsa percezione del rischio durante la specifica fase lavorativa. Anche la problematica dell’organizzazione dell’ambiente di lavoro è ricorrente nel 47% dei casi, vista la mancata definizione di una adeguata viabilità dedicata a mezzi e pedoni, mentre in taluni casi è inoltre stata ravvisata anche l’assenza dei dispositivi di segnalazione del movimento e di retrovisione.

Strategie di prevenzione e Risk Assessment

Premesso che deve essere assicurata un’adeguata informazione e formazione dei lavoratori e che devono essere utilizzati veicoli appropriati e conformi alle norme, le misure preventive da mettere in atto per ridurre o eliminare il rischio di investimento degli operatori da parte di mezzi in movimento devono essere valutate e progettate nell’ambito di una specifica attività di Risk Assessment che partendo dall’analisi della strategia di fruizione della viabilità interna definisca compiutamente le azioni da adottare in ogni area di pertinenza dello stabilimento. Le principali misure su cui si focalizzerà l’analisi delle criticità sul rischio investimento prevedono innanzitutto la verifica che le vie di circolazione recepiscano le previsioni normative e regolamentari valutando sensi di percorrenza, larghezza delle corsie, intersezioni e attraversamenti, raggi di curvatura, immissioni e intersezioni, adeguatezza degli stalli, segnaletica e dispositivi per la gestione delle interferenze.

Si dovrà poi procedere a realizzare, ove possibile, percorsi separati per la circolazione di mezzi e pedoni, oppure in caso contrario regolamentare la circolazione con adeguata segnaletica e formare il personale. È necessario prevedere adeguati attraversamenti pedonali lungo i percorsi destinati ai mezzi che siano fruibili e visibili in ogni condizione, definendo, segnalando e facendo rispettare i limiti di velocità previsti per i mezzi, in particolare nelle zone con intensa attività. Le vie di transito dei mezzi devono essere mantenute sgombre da ostacoli e rifiuti e vanno adottati opportuni provvedimenti affinché i conducenti che lasciano il mezzo possano muoversi o stazionare in sicurezza.

Risulta inoltre fondamentale impedire al conducente, durante le operazioni di carico/scarico merci, di sostare nell’area circostante il mezzo e di servirsi, senza autorizzazione, di attrezzature dell’azienda. In caso di attività notturne e comunque in condizioni di scarsa visibilità nelle aree di transito, sia veicolare che pedonale, occorre segnalare adeguatamente le zone di pericolo e gli ostacoli. Infine, è opportuno valutare l’installazione di semafori a chiamata lungo le dorsali più trafficate in corrispondenza di attraversamenti pedonali particolarmente utilizzati dai pedoni, ad esempio per cambi turno o entrata e uscita, nonché valutare l’installazione di sistemi di rilevazione della presenza di persone non autorizzate in aree pericolose. Naturalmente le predette misure rappresentano un mero elenco esemplificativo e non esaustivo delle cautele da adottare che devono comunque essere confermate dal Risk Assessment.

di Ing. Rocco Luigi Sassone

Ceo INGEST e Risk Manager