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Apr 23
cantiere teatro apertura

Tra impalcature, droni e laser la sicurezza si fa anche spettacolo

Droni, laser e tubi innocenti: il risk management di INGEST che ha reso sicura e straordinaria la cerimonia inaugurale di Matera Capitale mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026

Ci sono luoghi che pretendono una comprensione profonda della loro grammatica millenaria prima di concedere spazio al nuovo. Matera è uno di questi. Qui è la forma stessa della pietra che ha dettato all’uomo le leggi della propria permanenza, conservando la memoria di una resistenza ostinata. Misurarsi con ciò che rappresentano gli antichi rioni Sassi e la prospiciente Murgia — un ecosistema frutto d’interazione continua tra natura e attività umana, dove ogni spigolo di tufo conserva la memoria di una resistenza ostinata — è una responsabilità che rasenta il sacro.

A Matera, dunque, dove il tempo non scorre ma si stratifica, organizzare la Cerimonia inaugurale di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026 non è stato un semplice esercizio di logistica. Per INGEST, che ha curato l’intero aspetto del risk management della manifestazione, progettare la sicurezza ha significato prima di tutto saper ascoltare. Non si trattava di occupare un luogo, ma di negoziare con la sua stessa natura, trasformando il rigore del calcolo in un atto di devozione, applicando l’ingegneria del rischio alla pura visione artistica, trasformando i limiti normativi in opportunità creative.

Il team di INGEST ha parlato col linguaggio della precisione “riscrivendo” le regole del risk management e dimostrando che la sicurezza non è un “tampone” normativo da applicare a posteriori per correggere un’idea. È, invece, un elemento di progettazione primaria, il binario su cui far scorrere l’emozione senza mai metterne a rischio l’integrità e dimostrando, con ciò, che la sicurezza non deve più essere l’ultima firma prima dell’apertura di un sipario, ma la prima nota di uno spartito visionario.

Il cantiere-teatro: orchestra e coro tra i tubi innocenti del Cine Teatro “Duni”

Si provi, appunto, a immaginare la scena: un’orchestra sinfonica e un coro e, ancora, una banda schierati su strutture di tubi innocenti, i volti concentrati nell’azione sotto l’ombra dei caschetti protettivi. Non una prova di evacuazione d’emergenza da un teatro, o di un’esercitazione, ma l’evento istituzionale di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo. Accadeva lo scorso 20 marzo 2026.

Nella Città dei Sassi, dove la grammatica millenaria della pietra solitamente respinge ogni intrusione, il team di INGEST ha compiuto una sorta di eresia tecnica riscrivendo, appunto, le regole in una sorta di manifesto che punta a trasformare un cantiere vivo in un palcoscenico impeccabile. Non una mera questione logistica, come dicevamo, anzi una negoziazione diplomatica col rischio.

Questa filosofia del progettare il rischio, e non semplicemente gestirlo, ha radici profonde nell’esperienza maturata da INGEST già nel 2019 durante le manifestazioni di Matera Capitale Europea della Cultura. Il metodo applicato per il 2026 ha previsto il coinvolgimento del Risk Manager, sotto la guida tecnica dell’ing. Rocco Luigi Sassone e della responsabile sicurezza ing. Alessandra Pierucci, sin dalle prime bozze della direzione artistica dell’evento.

In stretta sinergia con la Fondazione Matera Basilicata 2019 e il Dioguardi Lab, INGEST ha dimostrato che è possibile rendere compatibili location “sensibili” e antropizzazioni millenarie con i requisiti stringenti dei locali di pubblico spettacolo. Così in soli dieci giorni, un cantiere vivo è stato trasformato in un “cantiere-teatro”, un’innovazione che promette di diventare un modello nazionale per tradurre i “lavori in corso” delle città d’arte in straordinarie occasioni di cultura diffusa.

Il fulcro del rinnovamento, come già detto, è stato il Cine Teatro “Duni”. Mentre i restauri procedono tutt’oggi per restituire la struttura alla città entro luglio 2026, il luogo si è trasformato temporaneamente in un “cantiere-teatro”, appunto, dove per la cerimonia istituzionale le impalcature sono diventate parte integrante della scena ospitando orchestra e coro esibitisi ciascuno provvisto dei propri dispositivi di protezione. I ponteggi, poi, invece di essere ostacoli, sono stati integrati nell’allestimento, mentre il crowd management e l’accessibilità totale venivano garantiti da corridoi di esodo larghi un metro e ottanta e uscite certificate per trecento persone. Con limiti di carico rigorosi e una rete capillare di trentotto estintori e illuminazione d’emergenza a batteria, il pubblico ospitato — ben cinquecento presenze — ha potuto abitare il cantiere con una naturalezza disarmante. Ventiquattro steward e personale formato hanno vegliato su ogni movimento, rendendo la sicurezza una presenza costante ma invisibile che ha protetto la meraviglia senza mai interromperla.

Un approccio utilizzato anche per un altro cantiere, quello del Palazzo della Prefettura, in piazza Vittorio Veneto, dove una banda ha eseguito un concerto “verticale” direttamente dalle impalcature lungo le facciate, trasformando la fatica del costruire in una parata di suoni, prima di sfilare lungo le centrali vie del Corso e Ridola.

850 droni nel cielo della Gravina: sicurezza, sostenibilità e poesia tecnologica

Ma è nel dialogo tra la città e la Murgia che l’approccio proattivo della “safety by design” ha toccato il suo vertice emozionale, a iniziare dalla “danza” di 850 droni luminosi nel cielo notturno. Non è stata una semplice esibizione acrobatica quanto una coreografia di 15 minuti che ha sovrastato e riempito il vuoto della Gravina, la gola che divide i rioni Sassi dall’altipiano che li fronteggia. La tecnologia così ha incontrato la poesia nello spettacolo realizzato da INGEST in partnership con Studio Antani e Nicola Di Meo. Una flotta omogenea di droni multicopter a 4 rotori (del peso di circa un kg ciascuno, alimentati a ioni di litio), con sistemi di swarm software e GPS differenziale, hanno garantito una precisione millimetrica nel disegnare nell’oscurità figure tridimensionali. Decollando da un’area già infrastrutturata e con un approccio totalmente reversibile, hanno dato corpo all’immaginario collettivo componendo immagini evocative e suggestive, legate ai temi cardine della Capitale mediterranea della Cultura e del Dialogo.

Oltre l’esibizione acrobatica in sé, è stata una precisa scelta di sostenibilità logistica che ha azzerato il rischio incendio ed eliminato l’inquinamento acustico e chimico dei tradizionali fuochi pirotecnici, garantendo la vegetazione e la non interferenza con la fauna protetta dell’area (come rapaci e varie specie notturne). La Murgia è rimasta integra e non un mero sfondo quanto una co-protagonista protetta nella sua biodiversità, mentre la tecnologia si faceva altresì strumento di tutela ambientale in linea con le normative ENAC e i vincoli di area naturale e protetta qual è il Parco della Murgia materana.

Laser di classe 4 sulla roccia millenaria: luce, musica e sicurezza fotobiologica

In parallelo, mentre i droni abitavano il cielo, il costone della Murgia diventava a sua volta una tela monumentale accarezzata dai laser di Ultravioletto. Pennellate di luce hanno tracciato precise trame geometriche sulla roccia millenaria offrendo uno show di circa 30 minuti, a suono di musica originale, utilizzando ventiquattro sorgenti di classe 4 con proiettori RGB ad alta potenza, blindate da sistemi Scanfail Safety e interlock, mentre la sincronizzazione con software di controllo (tipo Pangolin Beyond) con algoritmi generati in tempo reale ha trasformato musica e suoni che accompagnavano la performance in vettori di movimento dei fasci di luce. Questi ultimi, inoltre, sono stati mantenuti con angolazioni elevate per non intersecare mai le vie abitate o le facciate dei Sassi, il cielo come il pubblico, rispettando le normative UNI CEI sulla sicurezza fotobiologica. La valutazione del rischio, che ha ottenuto il parere preventivo dell’Ente Parco, ha garantito che i laser rasentassero la roccia senza mai toccarla nel profondo, riducendo l’impatto sulla fauna a livelli trascurabili, in un ulteriore gesto di estrema premura ambientale.

Matera, apripista della sicurezza: un protocollo d’avanguardia esportabile nel mondo

Matera, in definitiva, si è confermata così apripista anche in ambito della sicurezza, dimostrando che l’intelligenza del rischio può elevare un obbligo normativo ad atto di bellezza e responsabilità. Le linee guida tracciate da INGEST non sono state solo un piano tecnico, ma una visione esportabile ovunque si voglia permettere lo straordinario senza consumare ciò che è prezioso.

La Cerimonia del 20 marzo 2026 non sarà solo ricordata come un evento articolare, destinata a diventare un articolato protocollo d’avanguardia. Le linee guida tracciate da INGEST dimostrano che l’intelligenza del rischio può elevare un obbligo normativo a un atto di bellezza e responsabilità collettiva: nel “cantiere-teatro” non si è solo celebrata la cultura; si è progettato il modo in cui vivere lo straordinario nel futuro.

 

di Enzo Fontanarosa Direttore di iNEWS