Giornata Mondiale della Sicurezza 2026: clima, lavoro e una strage quotidiana che si può fermare. Dalla strage silenziosa alla cultura della prevenzione
Ogni giorno, nel mondo, oltre 6.300 persone non tornano a casa dal lavoro. Non per scelta, non per caso fortuito, per un rischio che si poteva prevenire. Sono le vittime silenziose di infortuni e malattie professionali, una strage quotidiana che l’Organizzazione Internazionale del Lavoro stima in circa 2,3 milioni di decessi l’anno — con stime OIL/OMS oscillanti tra 1,9 e 2,6 milioni — e che raramente occupa i titoli di prima pagina. È in questo contesto che il 28 aprile si celebra, per la 24ª volta, la Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, un appuntamento che quest’anno ha scelto il tema «Clima, Lavoro e Salute», invitando a ripensare gli ambienti produttivi alla luce dei cambiamenti climatici estremi, che introducono nuove e insidiose variabili di rischio in settori già fragili.
Italia 2025: 1.093 morti sul lavoro — i dati INAIL e l’Osservatorio di Bologna
In Italia, il 2025 si è chiuso con un bilancio opprimente. In base ai dati provvisori diffusi dall’INAIL relativi all’intero anno (aggiornati al 31 dicembre 2025), le denunce di infortunio con esito mortale sono state 1.093, di cui 798 sul luogo di lavoro e 295 in itinere, con un incremento di 3 unità rispetto ai 1.090 del 2024, e un balzo più marcato — cioè 52 unità — rispetto ai 1.041 del 2023. Si sono, poi, verificati 14 incidenti plurimi che hanno causato un totale di 33 morti. Le malattie professionali, inoltre, sono aumentate dell’11,3% nel 2025, attestandosi a quota 98.463.
L’Osservatorio Indipendente di Bologna, dal canto suo, ha pubblicato dati più ampi che comprendono anche i casi non assicurativi, conteggiando 1.450 vittime complessive per il 2025, di cui 1.032 nei soli luoghi di lavoro, ricavando questi numeri utilizzando, in particolare, una metodologia che copre anche lavoratori in nero, pensionati, infortuni domestici e karoshi (termine giapponese che letteralmente significa “morte per superlavoro” e indica il decesso improvviso per stress lavorativo, ritmi insostenibili o malnutrizione).
Primi due mesi del 2026: cala la mortalità ma crescono infortuni e patologie
Nei primi due mesi del 2026, invece, i decessi sul lavoro sono calati del 28,7% ma resta alto il numero — cioè 102 in totale, di cui 72 vittime in sede e 30 in itinere. L’incidenza per occupati scende da 0,40 a 0,29 ogni 100.000, mentre rispetto al 2019 si registra una riduzione del 15,5%: segnali incoraggianti, che tuttavia non cancellano la fragilità strutturale del sistema.
Il rovescio della medaglia, però, è tutto nel dato sulle denunce: il totale degli infortuni sale del 2,6% a quota 91.912 — con un +2,4% per gli episodi non letali e un +8,5% per quelli in itinere — mentre le malattie professionali schizzano del 14,2%. La prevenzione ha arginato le morti, ma non ha domato l’onda lunga del disagio quotidiano che consiste in infortuni minori, patologie croniche, usure silenziose che potrebbero, pertanto, gonfiare i conti futuri.
La mappa geografica degli infortuni: le “zone rosse” e le regioni virtuose
Geograficamente, il peso degli infortuni mortali si concentra su poche regioni. Nel bimestre 2026, la Lombardia guida con 13 vittime, seguita da Toscana (9), Campania (8), Piemonte e Lazio (7 ciascuna), Sicilia e Veneto (6): sette regioni che da sole assorbono il 70% dei casi. Emergono come “zone rosse” — con incidenza superiore al 25% della media nazionale — Molise, Liguria, Toscana, Campania, Sicilia e Piemonte, in netto contrasto con l’assenza di decessi registrata in Abruzzo, Basilicata, Sardegna, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta.
I settori più colpiti: costruzioni, manifattura, trasporti e agricoltura
Sul fronte dei settori, il podio della tragedia resta invariato: costruzioni con 148 vittime nel 2025, attività manifatturiere con 117, trasporti e magazzinaggio con 110. L’agricoltura, spesso sottostimata, arriva a 106 morti secondo l’INAIL — anche se l’Osservatorio bolognese ne conteggia 243, con in testa lo schiacciamento da trattori — mentre il commercio si ferma a quota 68. È nei trasporti che il dramma raggiunge picchi estremi, con 159 decessi stimati e, dunque, di fatto rappresentando il comparto che pesa per il 37% dei casi totali.
Le cause degli infortuni mortali: il fattore umano pesa per l’80-90%
Le cause degli infortuni mortali rivelano una gerarchia quasi immutabile: cadute dall’alto o in profondità (30-31% dei casi), ribaltamenti e incidenti veicolari (19%), crolli di oggetti (12-13%). Ma il vero imputato, invisibile e pervasivo, è il fattore umano: responsabile dell’80-90% degli infortuni mortali attraverso distrazioni, fretta, improvvisazione — che da sola pesa il 46% delle azioni infelici — mancanza di formazione (17%) e abitudini errate, amplificate da stress e supervisioni inadeguate. Nelle fasi di manutenzione non routinaria, questi elementi modellano il 65-90% delle sequenze fatali, con costruzioni e agricoltura che coprono congiuntamente il 56% dei decessi totali.
Dalla prevenzione alla cultura della sicurezza: il ruolo di INGEST
In questo contesto, realtà come INGEST si pongono da anni in prima linea con un’attività volta all’educazione oltre che al contrasto e alla prevenzione dei rischi, investendo in formazione e tecnologia perché si realizzino ambienti di lavoro più sicuri e sostenibili. L’obiettivo è trasformare la sicurezza da obbligo normativo a cultura quotidiana, capace di colpire alla radice quei comportamenti umani che trasformano un rischio in tragedia.
Il confronto tra 2025 e i primi mesi del 2026, in definitiva, segna un’inversione positiva sulla mortalità pura, pur mostrando crepe evidenti: meno morti sul campo, più infortuni minori e in itinere, un boom di patologie croniche che potrebbe pesare sui bilanci futuri. È un passo avanti, in un certo senso, ma di certo fragile. La prevenzione deve evolvere da mera reazione a cultura quotidiana, capace di intercettare quei comportamenti umani che trasformano, dicevamo, un rischio calcolabile in tragedia evitabile. Solo così, probabilmente, nelle future statistiche si potranno presentare sì numeri, ma di vite salve.
a cura di E.F.


Comments are closed.