Da quando, il 24 maggio 2026, è scattato l’obbligo formativo per gli operatori di carroponte previsto dall’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, oltre mezzo milione di addetti non possono utilizzare l’attrezzatura senza aver completato un percorso abilitante. Per molti stabilimenti, la scadenza non è ancora uno spartiacque superato: è un problema aperto.
L’Accordo, siglato il 17 aprile 2025 (Rep. atti n. 59/CSR), è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 119 del 24 maggio 2025. Le FAQ elaborate dal gruppo interistituzionale composto dalla Direzione Generale per la Salute e la Sicurezza nei luoghi di lavoro, dall’INAIL, dall’INL e dalle Regioni hanno indicato come data di entrata in vigore il 19 maggio 2025, giorno della pubblicazione dell’Accordo sul sito del Ministero del Lavoro, richiamando l’art. 32 della legge n. 69/2009. La tesi giuridicamente prevalente resta quella che colloca l’entrata in vigore al 24 maggio 2025, data della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, come stabilito dalla clausola finale dell’Accordo stesso. Le FAQ ministeriali non possono modificare quanto il testo normativo dispone espressamente. La discrepanza, ancora priva di una risoluzione ufficiale definitiva, ha generato incertezza tra imprese e operatori, proprio su un tema che richiede indicazioni univoche e prive di ambiguità.
Prima dell’entrata in vigore dell’Accordo, la formazione per l’utilizzo dei carriponte era già prevista dal D.Lgs. 81/2008, ma senza un percorso standardizzato: contenuti, durata e modalità erano lasciati alla discrezionalità del datore di lavoro. Con l’ASR 2025 il carroponte entra espressamente tra le attrezzature per cui è richiesta una specifica abilitazione degli operatori ai sensi dell’art. 73, comma 5, del D.Lgs. 81/2008, con un programma formativo definito nei contenuti, nella durata e nelle prove di verifica. Il corso, articolato tra teoria, pratica e test finale, ha una durata di 10-11 ore e diventa uniforme su tutto il territorio nazionale, analogamente a quanto già avviene per carrelli elevatori, gru e macchine movimento terra.
Secondo le stime di Aisem (l’Associazione italiana dei sistemi di sollevamento federata ad Anima Confindustria), in Italia sono installati oltre 150.000 carriponte, ciascuno dei quali viene utilizzato da più operatori. L’impatto dell’obbligo formativo è immediato e significativo: tutti gli addetti non ancora formati non possono utilizzare l’attrezzatura, con il rischio concreto di fermare linee produttive in numerosi stabilimenti. A offrire un’ulteriore misura del contesto, nel solo settore manifatturiero (che occupa un lavoratore su cinque e genera circa un terzo del PIL) l’INAIL ha registrato nel 2023 oltre 93.000 infortuni denunciati, con la movimentazione di carichi tra le cause più ricorrenti. Rafforzare la competenza degli operatori di macchine di sollevamento è una risposta diretta a un rischio documentato e misurabile.
Una questione centrale riguarda il riconoscimento della formazione pregressa. L’Accordo Stato-Regioni n. 59/2025 stabilisce che i corsi già svolti prima della sua entrata in vigore possano essere riconosciuti solo se i contenuti risultano pienamente conformi ai nuovi requisiti. In tal caso, la data riportata sull’attestato resta valida per il calcolo dell’aggiornamento quinquennale, indipendentemente dalla durata effettiva del percorso formativo. Diversa è la situazione dei corsi programmati ma non ancora erogati: non potendo essere considerati formazione pregressa, devono essere svolti in piena conformità alle nuove disposizioni, sia per quanto riguarda i contenuti sia per la durata minima e le modalità di verifica. Il principio generale è inequivocabile: ciò che determina la validità della formazione già effettuata non è la durata del corso, ma la documentabile conformità dei contenuti rispetto a quanto stabilito dall’Accordo 59/2025.
Le imprese sono chiamate a un rapido adeguamento, mentre le associazioni di categoria sollecitano chiarimenti e supporto per evitare che una misura nata per rafforzare la sicurezza si trasformi in un freno operativo. Le prossime settimane diranno se il sistema sarà in grado di reggere l’impatto di questa trasformazione, conciliando tutela dei lavoratori e continuità produttiva.
Dott.ssa Lisa Plasmati
Responsabile Area Formazione INGEST

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