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Nov 04
Rischio biomeccanico: ritmi produttivi e tempi di recupero

Oltre i vecchi schemi: i rischi biomeccanici. Ritmi produttivi e tempi di recupero la tutela della salute nei cicli operativi

Il rischio da sovraccarico biomeccanico non può essere valutato esclusivamente attraverso l’analisi delle posture assunte dai lavoratori, ma richiede un esame delle condizioni effettive di svolgimento delle attività. Forza applicata, frequenza dei movimenti, durata dell’esposizione, tempi di recupero e organizzazione del lavoro rappresentano fattori determinanti nella definizione del rischio.
Il D.Lgs. 81/2008 affronta questi aspetti attraverso il Titolo VI, dedicato alla movimentazione manuale dei carichi, e il Titolo VII, relativo alle attrezzature munite di videoterminali. Il principio fondamentale è che la valutazione deve rispecchiare il lavoro reale, considerando non soltanto le caratteristiche della postazione, ma anche le modalità operative e i ritmi produttivi.
Un movimento ripetuto occasionalmente presenta infatti implicazioni differenti rispetto allo stesso gesto eseguito centinaia di volte durante il turno. Analogamente, variazioni dei ritmi, modifiche delle attrezzature o riduzioni dei tempi di recupero possono incidere significativamente sull’esposizione. L’art. 28 richiede che la valutazione tenga conto delle condizioni di lavoro effettive e venga riesaminata quando intervengono modifiche rilevanti.
In questo contesto assume rilievo l’aggiornamento della norma ISO 11228-3 pubblicata nel maggio 2026, che aggiorna i riferimenti tecnici per la valutazione dei compiti caratterizzati da movimenti ripetitivi degli arti superiori, considerando l’interazione tra frequenza, forza, postura, durata e ulteriori fattori di rischio per il sovraccarico biomeccanico.
La prevenzione deve partire dalla progettazione ergonomica delle postazioni e dall’organizzazione dei processi lavorativi. Altezza dei piani di lavoro, disposizione delle attrezzature, possibilità di alternare le posture, rotazione dei compiti e adeguati tempi di recupero costituiscono interventi prioritari. Tempi e frequenza vanno definiti sulla base della mansione e delle condizioni di esposizione, le pause attive e gli esercizi guidati possono rappresentare misure complementari, ma non sostituire la correzione delle criticità ergonomiche e di un ciclo produttivo mal progettato.
L’ergonomia deve quindi essere interpretata come un processo dinamico, capace di adattarsi all’evoluzione delle attività produttive. Per le figure HSE, la sfida consiste nel garantire la corrispondenza tra quanto valutato nel DVR e quanto effettivamente osservabile sul campo, documentando le misure adottate, le modifiche intervenute e l’efficacia degli interventi di prevenzione.

Ing. Domenico Bollettino
Responsabile Area Sicurezza Luoghi di Lavoro di INGEST

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