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Mag 22
Non fanno notizia, neppure rumore ma uccidono un respiro alla volta

Non fanno notizia, neppure rumore ma uccidono un respiro alla volta

Un infortunio “urla”, attira i soccorsi, lascia un segno evidente. Le polveri pericolose, invece, no. Non fanno notizia, non creano incidenti. Almeno in apparenza. La polvere è un killer paziente: non fa rumore, non sposta nulla, si limita a restare. Scrive una condanna silenziosa un soffio alla volta, rubando il futuro a chi la respira senza saperlo.
La conferma viene dai numeri dell’Inail secondo cui le malattie da polveri sono mediamente più gravi di qualsiasi altra patologia professionale riconosciuta, con un tasso di mortalità superiore alla media e conseguenze spesso irreversibili. I settori delle costruzioni, dell’agroalimentare, del legno e metalmeccanico sono i quattro fronti su cui si combatte questa battaglia silenziosa secondo una mappa del rischio che attraversa l’intera dorsale produttiva italiana.
Gli strumenti per vincerla non mancano, da quelli tecnici a quelli normativi, formativi e persino finanziari, se pensiamo al Bando Isi-Inail 2025/2026 che finanzia fino a 130mila euro a fondo perduto per potenziare la sicurezza in azienda.
Quello che purtroppo manca, troppo spesso, è la consapevolezza che il problema esiste. Dall’Inail giunge quanto mai opportuna la Guida Tecnica alle “Polveri Pericolose” 2026, pubblicata per la sua Collana editoriale “Salute e Sicurezza”, che presenta dati come pure strategie e misure tecniche per il contenimento e la rimozione delle polveri pericolose nei luoghi di lavoro.
La Guida è un punto di partenza concreto per chi vuole costruire una conoscenza solida del problema. Le malattie correlate non lasciano segni visibili nell’immediato. Agiscono nell’ombra, anno dopo anno, respiro dopo respiro, fino a quando i polmoni non cedono. I loro nomi? Si chiamano pneumoconiosi, asma professionale, broncopneumopatie croniche ostruttive, silicosi e hanno in comune lo stesso colpevole. Quella polvere, appunto, che volteggia controluce nelle officine, nei cantieri, nei laboratori d’artigianato insieme a quella, la più insidiosa, che non si vede affatto. È la frazione respirabile, quelle particelle inferiori ai 10 micron capaci di bypassare ogni difesa e raggiungere direttamente gli alveoli polmonari.
Ecco perché la Guida Tecnica Inail 2026 sulle polveri pericolose, uno studio realizzato in collaborazione con Confimi Industria e Afidamp-Finco, è un documento che ogni responsabile della sicurezza dovrebbe leggere con attenzione. Non perché sia rivoluzionario nella forma, ma in quanto i numeri che contiene sono scomodi e la loro lettura costringe a ragionare su quanto ancora si possa e debba fare.
I dati che emergono dalla Guida non lasciano spazio a interpretazioni. Le malattie respiratorie causate dall’esposizione a polveri non costituiscono solo una mera statistica ma una realtà clinica di una gravità sensibilmente superiore alla media delle altre patologie professionali. Il tasso di mortalità è impietoso: se nel complesso le malattie professionali registrano una letalità del 2,2%, le patologie polmonari salgono al 3,4%. E non è solo una questione di fine vita, ma di qualità della stessa. Le menomazioni gravi, che si pongono tra il 51% e l’85% di invalidità, sono tre volte più frequenti rispetto alla media generale.
Il quadro statistico elaborato dall’Inail sul quinquennio 2019-2023 indica con precisione dove si concentra il rischio. Analizzando le malattie professionali dell’apparato respiratorio, con esclusione dell’amianto, che ha una normativa dedicata, quattro settori coprono da soli oltre il 90% di tutti i casi registrati.
Il triste primato spetta alle costruzioni, con il 46% del totale e, cioè, quasi un caso su due nasce in cantiere, tra cemento, silice cristallina, demolizioni e movimenti terra. Al secondo posto, con un pesante 24%, c’è il settore agroalimentare dove panificatori, mugnai, lavoratori dell’industria alimentare sono esposti quotidianamente a farine, cereali, zucchero e cacao. Segue il comparto del legno con l’11% dei casi, un dato ancora più allarmante se si considera che le polveri di legno duro, da quercia, faggio o noce, sono classificate dallo IARC (l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) come certamente oncogene, con un nesso diretto con i tumori naso-sinusali e rinofaringei. Chiude il comparto metalmeccanico col 10%, seguito da vernici (3%), plastica e chimico-farmaceutico (2%) ed elettronica (1%).
Sul fronte delle patologie, le pneumoconiosi causate dall’inalazione e dall’accumulo di polveri inorganiche (quali silice, amianto, carbone) con la conseguente reazione fibrotica dell’organismo, rappresentano la categoria più diffusa con il 48,8% dei casi e, dunque, rappresentando quasi la metà di tutte le malattie professionali respiratorie riconosciute.
Seguono, poi, le malattie riconducibili all’asma (33,4%), le bronchiti croniche ostruttive (10,6%) e le polmoniti da ipersensibilità (7,2%), rendendo questi dati particolarmente gravi non solo per la loro frequenza quanto per la gravità. Un divario netto che emerge confrontando il grado di menomazione riconosciuto tra le malattie polmonari e la media generale di tutte le malattie professionali. I casi di menomazione grave, tra il 26° e il 50° grado, sono il doppio rispetto alla media generale; quelli tra il 51° e l’85° grado sono circa tre volte superiori. Il tasso di mortalità per malattie polmonari professionali si attesta al 3,4%, contro il 2,2% della media complessiva delle malattie professionali riconosciute e tutelate dell’Inail.
Chi sono le vittime? L’analisi per categoria professionale rivela una distribuzione ampia e trasversale del rischio attraverso la classificazione Istat Cp2021, lo standard italiano per organizzare e raggruppare le professioni nel mercato del lavoro. Al vertice si collocano i brillatori e tagliatori di pietre (19,3% dei casi), seguiti dai lavoratori specializzati nelle lavorazioni alimentari (9,6%), dai lavoratori specializzati nelle costruzioni (6,1%), dagli agricoltori e operai agricoli specializzati (6,0%). Tra il 4% e il 5% si trovano i conduttori di impianti minerari, gli artigiani vetrai, i fabbri e i falegnami. Il restante 24,2% è distribuito tra oltre venti categorie diverse, ciascuna con meno dell’1,5% di incidenza individuale, ciò prova che il rischio polveri è pervasivo e non circoscritto a pochi settori tradizionali.
La Guida si presenta come un manuale operativo ad alta densità tecnica, costruito seguendo la gerarchia delle misure di prevenzione, cioè eliminazione alla fonte, misure tecniche di contenimento e, solo in ultima istanza, i Dispositivi di protezione individuale (Dpi). Sul piano tecnico richiama la classificazione degli aspiratori industriali nelle classi L, M e H prevista dalla norma En/Iec 60335-2-69, che distingue le macchine in base alla pericolosità delle polveri trattate e ai requisiti di filtrazione richiesti. Per le polveri più pericolose, la classe H rappresenta il livello di contenimento più elevato.
Il quadro normativo è destinato a farsi più esigente. Dal 20 gennaio 2027 entra in vigore il Regolamento Macchine UE 2023/1230, che rafforza i requisiti di progettazione per tutte le macchine che possono emettere sostanze pericolose, imponendo soluzioni di captazione alla fonte come misura tecnica primaria. Non si tratta solo di un nuovo obbligo da rispettare è, piuttosto, un’occasione concreta per ripensare i processi produttivi e investire in sicurezza con una visione di lungo periodo. La polvere aspetta. Le aziende, stavolta, non possono permettersi di fare altrettanto.

Enzo Fontanarosa
Direttore di iNews