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Giu 24

On line il sesto numero di iNews: la sicurezza che il mercato non perdona più

Il lavoro italiano sta cambiando perimetro normativo sotto la pressione di rischi che fino a ieri restavano sullo sfondo. Caldo estremo, sismicità degli edifici produttivi, formazione per le attrezzature di sollevamento, progettazione della sicurezza nei cantieri, tutela dei tirocinanti e gestione di grandi eventi disegnano insieme una stagione in cui la sicurezza non è più un capitolo accessorio del fare impresa, ma la sua precondizione operativa.

Sei evidenze che meritano una attenzione immediata. Il rischio termico è entrato nel DVR come obbligo strutturale e non stagionale. Il rischio sismico resta clamorosamente sottovalutato in 83mila edifici produttivi anteriori al 1974. L’obbligo formativo per gli operatori di carroponte, scattato dallo scorso 24 maggio, espone mezzo milione di addetti a un fermo operativo immediato. Nei cantieri temporanei e mobili, invece, la sicurezza si sta evolvendo da adempimento documentale a una vera progettazione ingegneristica, con strumenti di monitoraggio continuo. I tirocinanti, poi, godono ormai delle stesse tutele dei lavoratori subordinati, senza più la finestra dei sessanta giorni. Infine, tra le attività INGEST, la gestione del Raid Pavia-Venezia dimostra che il risk management normativo, quando ben strutturato, regge anche allo stress test di un cambio di percorso last minute.

Una prima riflessione riguarda la velocità di sedimentazione normativa. Nel giro di pochi mesi il legislatore e le Regioni hanno prodotto un corpus fitto e frammentato, dalle ordinanze sul caldo che cambiano soglia e finestra oraria da territorio a territorio, alla revisione degli Eurocodici sismici, fino all’Accordo Stato-Regioni sui carroponte la cui data di entrata in vigore resta oggetto di interpretazioni divergenti tra Ministero e dottrina giuridica prevalente. Questa proliferazione genera un costo di compliance crescente per le imprese, soprattutto per quelle multi-sito che devono tracciare prescrizioni regionali non omogenee, e apre margini di contenzioso laddove le fonti normative non si raccordano con chiarezza.

Si consideri, poi, lo scarto tra obbligo formale e prassi reale che attraversa trasversalmente tutti i temi trattati in questo numero di “iNews”. In migliaia di DVR si ignora ancora il rischio sismico nonostante un quadro giuridico privo di margini interpretativi fin dall’articolo 28 del D.Lgs. 81/2008. I tirocinanti restano spesso accolti con progetti formativi generici, mentre la giurisprudenza riconosce corresponsabilità anche ai soggetti promotori. Nei cantieri, allo stesso modo, l’applicazione meccanica del Titolo IV senza una progettazione analitica della sicurezza lascia scoperti proprio gli elementi organizzativi che generano la maggior parte degli infortuni. Questo scarto non è soltanto un rischio sanzionatorio, è un indicatore della qualità complessiva dei sistemi di prevenzione aziendale, e le imprese che lo colmano per prime acquisiscono un vantaggio competitivo difficile da replicare rapidamente dai concorrenti.

C’è da soffermarsi anche sul l’implicazione economica della sicurezza che dovrebbe essere considerata come investimento e non alla stregua di un costo residuale. La Cassa integrazione per caldo eccessivo, l’incremento del 20% dei massimali, le sanzioni più severe introdotte dal D.L. 159/2025, il rischio di fermo delle linee produttive per i carroponte non abilitati, compongono un quadro in cui il prezzo dell’inadempienza supera ormai stabilmente il costo della prevenzione. Strumenti come l’Elaborato Tecnico Interferenziale e il Safety Behaviour Index applicati nei cantieri mostrano che monitorare in modo sistematico le performance riduce i deficit organizzativi prima che si traducano in infortunio. Il caso del Raid Pavia-Venezia conferma l’altra faccia della medaglia, ovvero che la competenza normativa, mobilitata per tempo, trasforma la complessità istituzionale in continuità operativa.

Da più parti si evince che la sicurezza sul lavoro stia attraversando un passaggio di fase, da adempimento documentale a infrastruttura gestionale permanente e che le imprese italiane debbano misurarsi su questo terreno con la stessa serietà che riservano al bilancio.
A tal proposito andrebbe senza dubbio integrata nel DVR aziendale una mappatura sistematica dei rischi emergenti, termico e sismico in primis, con metodologie verificabili come il WBGT e le procedure standardizzate del D.M. 30 novembre 2012. Allo stesso modo occorre investire nella formazione continua degli operatori, dai tutor aziendali dei tirocinanti agli addetti carroponte, superando l’equivoco diffuso che equipara automaticamente figure giuridicamente distinte. E appare indispensabile adottare nei cantieri strumenti di monitoraggio strutturato delle performance di sicurezza, sul modello dell’ETI e dello SBI, anziché limitarsi alla sola documentazione minima prevista dal Titolo IV. In Italia, dunque, chi continua a trattare ancora nel 2026 la sicurezza come una variabile residuale del fare impresa scommette su un rischio che il legislatore, i giudici e il clima hanno già smesso di considerare trascurabile.

di Enzo Fontanarosa
Direttore di iNews