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Feb 19
rischio bellico

Il rischio bellico in Italia: una sfida attuale. Tra sicurezza e sviluppo economico

In questo numero si annuncia la partnership tra INGEST e UXORISK sulla valutazione e mitigazione del rischio da ritrovamento di ordigni bellici nei cantieri. Le sinergie introdotte da questa collaborazione permetteranno di coniugare efficacemente gli approcci mutuati dall’ingegneria della Sicurezza con le tecniche più moderne di monitoraggio e mitigazione del Rischio, come peraltro rappresentato nel caso di studio che ci presenta il dott. Ettore Motti, amministratore di UXORISK.

In Italia, come in diversi altri paesi nel mondo, il rischio legato alla presenza di ordigni bellici inesplosi, noti come UXO (Unexploded Ordnance), non appartiene solo al passato, ma rappresenta ancora oggi una concreta criticità per la sicurezza delle persone e per lo sviluppo di infrastrutture strategiche, sia a terra che in mare. Le cause di questa diffusa contaminazione affondano le radici, per l’Italia, soprattutto negli eventi della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, quando il territorio nazionale fu interessato da bombardamenti intensivi, combattimenti terrestri, attività portuali e navali, nonché da operazioni di posa e successivo abbandono di mine e munizionamenti.
Una parte significativa di questi ordigni non esplosero all’impatto o vennero deliberatamente smaltita in modo sommario, soprattutto in ambiente marino. Fondali costieri, porti, aree industriali dismesse e zone rurali sono ancora oggi interessati dalla presenza di residuati bellici inesplosi, spesso occultati da decenni di sedimentazione o trasformazioni del territorio. Questo scenario
rappresenta un rischio non solo per la popolazione civile, ma anche per numerose attività economiche e militari.
Le operazioni particolarmente esposte includono, oltre a tutte le attività di scavo sulla terraferma, anche la costruzione costiera e offshore, come la realizzazione di parchi eolici marini, condotte sottomarine e cavidotti, ma anche dragaggi portuali, interventi di bonifica ambientale, pianificazione del traffico marittimo e transito in aree interessate da conflitti passati o più recenti. In questi contesti, il rischio UXO può raggiungere livelli tali da rendere indispensabili indagini preliminari specifiche e, in molti casi, interventi di rimozione prima dell’avvio delle attività principali di scavo o posa.

In Italia la valutazione del rischio bellico e le attività di bonifica bellica sono disciplinate da un quadro normativo ben definito. Il riferimento principale è il D.Lgs. 81/2008, che impone la valutazione del rischio bellico nei cantieri temporanei o mobili, affiancato dalle disposizioni del Ministero della Difesa in materia di bonifica bellica sistematica (BST) e occasionale. La bonifica sistematica è prevista quando il rischio è strutturale e diffuso, mentre quella occasionale interviene a seguito di rinvenimenti imprevisti durante le lavorazioni.
Un elemento centrale di ogni corretta valutazione del rischio bellico è l’analisi storica dettagliata. Lo studio di archivi militari, mappe di bombardamento, documentazione alleata e non e testimonianze consente di ricostruire le tipologie di armi e ordigni utilizzati in prossimità dell’area di interesse, fornendo indicazioni fondamentali sulla probabilità di rinvenimento e sulle caratteristiche degli UXO attesi.
A questa fase deve seguire l’esecuzione di adeguate indagini geofisiche, in particolare, survey magnetometriche superficiali, oggi considerate uno standard operativo. Queste indagini permettono di individuare anomalie compatibili con la presenza di oggetti ferromagnetici sepolti, supportando decisioni basate su dati oggettivi e riducendo l’incertezza operativa.
Le conclusioni convergono su un punto chiave: la gestione del rischio bellico richiede competenze altamente specialistiche. Affidarsi a personale con esperienza ingegneristica, geofisica e operativa consente di adottare soluzioni proporzionate al rischio, in linea con il principio ALARP (As Low As Reasonably Practicable) e con le linee guida internazionali, come quelle del CIRIA (Construction Industry Research and Information Association), sempre più utilizzate come riferimento anche in ambito offshore. Un approccio strutturato e competente non solo garantisce il rispetto delle norme e la tutela della sicurezza, ma permette anche un significativo risparmio di tempi e costi, evitando ritardi, fermo lavori e interventi d’emergenza.
In un Paese come l’Italia, dove storia e sviluppo si intrecciano sotto terra e sotto il mare, la valutazione del rischio bellico rimane una responsabilità tecnica e civile di primaria importanza.

Dott. Ettore Motti, Amministratore UXORISK