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Ago 10
Attacchi hacker, la prima difesa è la formazione Cybersecurity PMI

Attacchi hacker, la prima difesa è la formazione

La digitalizzazione dei processi produttivi e amministrativi ha moltiplicato i punti di accesso alle infrastrutture aziendali, ampliando in modo proporzionale la superficie esposta agli attacchi informatici. Le piccole e medie imprese, un tempo considerate bersagli marginali rispetto alle grandi organizzazioni, sono oggi tra gli obiettivi più frequenti dei cybercriminali, complice una postura di sicurezza spesso ancora affidata a soluzioni tecnologiche puntuali piuttosto che a un modello organico di gestione del rischio. Il tema, per chi si occupa di risk management e di sicurezza aziendale, si è spostato dal reparto informatico al tavolo della governance.
L’errore più diffuso nelle organizzazioni di dimensioni contenute consiste nel considerare la sicurezza informatica come somma di strumenti da installare piuttosto che come processo da gestire. Le misure di base, pur imprescindibili, non esauriscono il perimetro della protezione. Rientrano in questa categoria la gestione sistematica delle vulnerabilità tramite l’aggiornamento costante di sistemi operativi, applicazioni e firmware, l’adozione di backup periodici isolati dalla rete produttiva, la cifratura dei dati sensibili e l’implementazione dell’autenticazione a più fattori. A queste si affiancano politiche per password robuste, controllo granulare degli accessi e segmentazione delle reti, misure che riducono la superficie di attacco ma che da sole non costituiscono una strategia.
È qui che entra in gioco il NIST Cybersecurity Framework, riferimento metodologico ormai consolidato per la governance della sicurezza informatica. Il modello si articola in cinque funzioni, Identify, Protect, Detect, Respond e Recover, che permettono alle organizzazioni di censire in modo puntuale gli asset critici, implementare misure preventive calibrate sul rischio reale, monitorare tempestivamente le anomalie, gestire gli incidenti secondo procedure predefinite e ripristinare i servizi essenziali dopo un attacco. La forza del framework risiede proprio nella sua capacità di trasformare la sicurezza informatica da elenco di adempimenti tecnici a ciclo di gestione continua, integrabile nei sistemi di risk management già adottati dalle imprese per altri ambiti, dalla sicurezza sul lavoro alla continuità operativa.
Tra le minacce che continuano a colpire con maggiore frequenza le PMI figurano phishing, ransomware, spoofing delle email aziendali e truffe che simulano richieste di supporto tecnico o logistico. Il phishing, in particolare, si conferma il principale vettore di compromissione iniziale, spesso propedeutico al furto di credenziali o alla distribuzione di ransomware. La sua persistenza come tecnica d’attacco privilegiata si spiega con un dato semplice, l’elemento umano resta l’anello più vulnerabile della catena di sicurezza, indipendentemente dalla sofisticazione delle difese perimetrali adottate.
La formazione continua del personale rappresenta dunque una misura di mitigazione non negoziabile, da affiancare a soluzioni tecnologiche di email authentication come SPF, DKIM e DMARC, protocolli che riducono sensibilmente la possibilità di spoofing dei domini aziendali e che dovrebbero rientrare tra gli standard minimi di configurazione delle infrastrutture di posta elettronica.
L’investimento in cybersecurity aziendale può essere letto, in termini assicurativi, come copertura contro il rischio di fermo produttivo od operativo. In caso di attacco ransomware, la disponibilità di backup offline realmente isolati dalla rete, un piano di incident response formalizzato e testato, e procedure di isolamento tempestivo dei sistemi compromessi sono i fattori che determinano la differenza tra un’interruzione gestibile e un danno reputazionale ed economico rilevante. A questi elementi si aggiunge la predisposizione di processi strutturati per la notifica degli incidenti e per la comunicazione verso clienti e stakeholder, aspetto spesso sottovalutato ma decisivo nella gestione della fase post evento.
La superficie di rischio non coincide più con il perimetro fisico dell’azienda. La gestione dei fornitori richiede verifiche puntuali sul rispetto dei requisiti di cybersecurity, controlli rafforzati sugli accessi privilegiati concessi a soggetti terzi e clausole contrattuali specifiche dedicate alla protezione dei dati condivisi lungo la catena di fornitura. Allo stesso modo, la diffusione strutturale del lavoro remoto impone l’adozione di VPN, autenticazione a più fattori, cifratura dei dispositivi endpoint e controlli preventivi sui terminali che accedono alla rete aziendale, elementi che devono essere considerati parte integrante del perimetro di sicurezza e non eccezioni da gestire caso per caso.
La cybersecurity per le PMI non è più una scelta discrezionale. Per i soggetti rientranti nel perimetro di applicazione della direttiva NIS2 è divenuta un obbligo normativo, con conseguenze dirette in termini di responsabilità gestionale e sanzionatoria. Ma anche al di fuori degli obblighi di legge, la direzione è tracciata: la gestione del rischio informatico deve essere integrata nei processi di governance aziendale, uscendo definitivamente dal perimetro della sola funzione tecnica per diventare componente strutturale della continuità operativa e della resilienza organizzativa dell’impresa.

Ing. Ezio Baratta
Direttore Sistemi Informativi – Gioiella Latticini