Blog
Mag 27
ingest editoriale v numero

On line il quinto numero di iNews: la sicurezza dinamica e le nuove sfide

Ogni anno qualcuno muore di una malattia che non ha nome sui giornali. Non c’è un’esplosione, non c’è un crollo, non c’è un’immagine da mandare in prima pagina. C’è solo una radiografia, un referto, un medico che spiega a bassa voce cosa ha fatto la polvere respirata per anni dentro un capannone, in un cantiere. E intanto, in una piscina, un bocchettone di aspirazione lavora in silenzio, instancabile, nelle ore in cui nessuno lo sorveglia. In un foyer appena rinnovato si aspetta l’inizio del film, mentre un tecnico ha già firmato una relazione che certifica ogni tirante, ogni coefficiente, ogni ridondanza. In una fabbrica, un manutentore si avvicina a una macchina ferma da un quarto d’ora, convinto e fiducioso che l’energia residua si sia dissipata da sola.
Tre scene, tre esiti diversi. Ma una sola domanda le attraversa tutte. Perché, in un Paese che conosce i rischi e spesso li ha già misurati con precisione scientifica, la conoscenza fatica così tanto a diventare prevenzione? Non è un problema di norme insufficienti. Non è nemmeno, nella maggior parte dei casi, un problema di dati che mancano. È un problema di distanza, quella che separa il sapere dal fare, il documento dal comportamento, la circolare dal cantiere. Il numero di maggio di iNEWS lo dimostra, caso dopo caso.
Il caso dei carichi sospesi nel cinema multisala che analizziamo nel numero è un esempio che vale la pena raccontare proprio perché va in controtendenza. Un impianto illuminotecnico radicalmente alleggerito, da 33 chilogrammi per corpo illuminante a poco più di 2, con un sistema di ancoraggio verificato nei dettagli e una ridondanza dimostrata attraverso tiranti di sicurezza omologati dal costruttore stesso. La Circolare del Dipartimento dei Vigili del Fuoco n. 15985 del 30 ottobre 2023 ha fissato coefficienti di sicurezza chiari, 6 per i carichi statici e 10 per quelli dinamici, e ha richiesto calcoli strutturali, sequenze di montaggio, verifiche di stabilità secondo le NTC 2018. Qui tutto questo è stato rispettato con scrupolo. È un esempio virtuoso, certo. Ma il fatto che meriti di essere raccontato come tale dice qualcosa su quanto sia ancora raro trovarlo, e su quanto il rigore normativo dipenda, nella pratica, dalla competenza e dalla coscienza professionale di chi firma una relazione tecnica. Tradurlo in ogni foyer, in ogni palco, in ogni allestimento temporaneo è un lavoro che si fa uno a uno, intervento per intervento, e che richiede professionisti disposti, mai come in questo caso, a guardare in alto.
La storia di copertina racconta invece un cambiamento di sistema. Il REGOLAMENTO MACCHINE UE 2023/1230, pienamente operativo dal 20 gennaio 2027 in sostituzione della Direttiva 2006/42/CE, estende il perimetro della norma ai prodotti già in uso che subiscono modifiche rilevanti, include il software tra i componenti di sicurezza, introduce requisiti espliciti di cybersecurity e stabilisce che chi modifica una macchina in modo significativo viene equiparato a un fabbricante, con tutto ciò che ne consegue lungo la filiera, dagli importatori ai distributori fino ai reparti di manutenzione. È una norma che finalmente insegue la realtà invece di ignorarla. Il che implica che per anni quella realtà è esistita senza che la norma la coprisse adeguatamente.
Ed è proprio a partire da questi due casi che la distanza tra sapere e fare si fa più evidente, perché lì dove un professionista attento riesce a colmarla, altrove quella distanza continua a produrre danni silenziosi. Le polveri pericolose ne sono l’emblema più onesto. L’INAIL sa esattamente dove colpiscono: costruzioni, agroalimentare, legno, metalmeccanico, quattro settori che da soli coprono oltre il 90% di tutti i casi registrati. Sa che le menomazioni gravi, quelle comprese tra il 51 e l’85 percento di invalidità, sono circa tre volte più frequenti rispetto alla media generale delle patologie professionali riconosciute. Sa che pneumoconiosi, silicosi, broncopneumopatie croniche ostruttive sono malattie che non si annunciano, che agiscono nell’ombra respiro dopo respiro, fino a quando i polmoni cedono. Eppure quella conoscenza, precisa e documentata, non riesce a tradursi in prevenzione capillare. La GUIDA TECNICA INAIL 2026, realizzata in collaborazione con CONFIMI INDUSTRIA e AFIDAMP-FINCO, prova a colmare quel tratto con strumenti concreti. Resta da chiedersi perché ce ne sia ancora bisogno.
La storia delle piscine racconta la stessa distanza con un paradosso ancora più netto. Il problema non è che le norme manchino: ci sono, insieme a precise specifiche tecniche sui bocchettoni di aspirazione e filtro. Il problema è che la loro applicazione è volontaria, che i controlli sistematici non esistono e che l’Accordo Stato-Regioni del 2003 ha prodotto un sistema a geometria variabile in cui una piscina in Lombardia risponde a criteri diversi da una in Sicilia. Due morti in aprile hanno riportato il tema all’attenzione pubblica. Il confronto con la Francia è impietoso, perché Parigi ha introdotto una legge nazionale nel 2004 e da allora ha ridotto del 75% gli incidenti. In Italia un disegno di legge quadro, che introduce classificazione delle strutture, requisiti impiantistici e sanzioni più severe, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 30 luglio 2025 e assegnato alla Camera nell’ottobre successivo. Non è ancora legge.
Sul fronte della manutenzione industriale, l’Europa ha appena colmato un vuoto che durava da decenni. Dal 24 luglio 2025 è in vigore la UNI EN 17975:2025, prima norma europea unificata che disciplina in modo organico l’isolamento delle energie e dei fluidi durante le attività di manutenzione. Il principio del Lock-out/Tag-out è elementare nella formulazione e critico nell’applicazione, perché prima di toccare una macchina bisogna essere certi che non possa riattivarsi e che nessuna energia pericolosa si liberi improvvisamente. La norma introduce anche il Try-out, una terza fase di verifica concreta che l’isolamento sia effettivo, privilegiando l’analisi del rischio specifica su ogni macchina rispetto a un protocollo unico applicato meccanicamente. Vale la pena sottolinearlo: che ci sia voluto fino al 2025 per avere uno standard europeo su una procedura così fondamentale non è un ritardo burocratico. È la misura esatta di quanto a lungo si sia accettato di lavorare senza una base comune condivisa.
Dello stesso segno è la notizia che riguarda le norme tecniche UNI sulla sicurezza sul lavoro, consultabili gratuitamente dal 28 aprile scorso sulla piattaforma www.uni.com/norme-sicurezza-lavoro, grazie a una convenzione triennale tra il MINISTERO DEL LAVORO, l’INAIL e l’UNI in attuazione del Decreto Sicurezza sul Lavoro D.L. n. 159/2025. Per decenni quella barriera economica aveva prodotto una disparità concreta tra chi poteva permettersi di consultare le norme e chi no, in un Paese dove oltre il 95% delle aziende ha meno di dieci dipendenti. Ora quella barriera è caduta. Bisognerebbe però chiedersi perché ci sia voluto così tanto.
Chiude il numero la presenza di INGEST, con due esperienze che mostrano come quella distanza tra sapere e fare si possa davvero accorciare quando la gestione del rischio viene affrontata con metodo e visione integrata. Il progetto “TUTTO A NORMA”, nato dalla collaborazione con ARIASS ASSICURAZIONI, mandataria del GRUPPO ZURICH, propone un modello multidisciplinare per la gestione del rischio catastrofale in cui l’obbligo di copertura per terremoti, alluvioni e frane non è un adempimento formale ma l’espressione di un principio di corretta gestione del rischio e di adeguata protezione del patrimonio d’impresa. La strada percorsa da questa iniziativa, che passa dal risk assessment site-specific alla strutturazione di coperture assicurative coerenti con il profilo reale del rischio, è esattamente il tipo di approccio integrato che il quadro normativo in evoluzione richiede. Sul cantiere BIORIPA a Ripatetta, nel comune di Lucera, dove è in corso la conversione di un impianto di compostaggio in un ciclo integrato di digestione anaerobica per la produzione di biometano, affiancato da un impianto fotovoltaico da 8 megawatt e da un sistema di accumulo in batterie, INGEST presidia la sicurezza con tre figure tecniche nominate ai sensi del D.Lgs. 81/2008, garantendo che ingegneria industriale e protezione dei lavoratori avanzino insieme.
La prevenzione non è un costo, è un metodo. Non è un obbligo da assolvere nel minor tempo possibile, ma una competenza da costruire, mantenere, aggiornare. Le norme cambiano, le tecnologie evolvono, i rischi si trasformano. Quello che non dovrebbe cambiare è la disposizione a guardare, davvero, dove gli altri non lo fanno. Sul fondo di una piscina. In alto, verso il soffitto di un foyer. Dentro un quadro elettrico prima di aprirlo. Nei polmoni di un lavoratore che non sa ancora cosa ha respirato.

Enzo Fontanarosa
Direttore iNews