La tragedia di Crans-Montana, al netto di ogni aspetto umano e degli elementi tecnici che emergeranno e che potrebbero cambiare ogni interpretazione, per chi quotidianamente si occupa si sicurezza e salute nei luoghi di lavoro impone delle riflessioni. Ne parliamo con l’ingegnere Rocco Luigi Sassone, presidente di INGEST ingegneria e consulenza industriale, una delle principali società di Risk Analysis & Compliance operanti nel panorama nazionale con sedi a Matera, Roma e Milano.
Ingegnere quanto è successo è tremendo. La connotazione “infernale” con cui è stato etichettato l’incidente oltre a rappresentare plasticamente quanto accaduto ha suscitato numerose perplessità sull’approssimazione delle misure di sicurezza. Lei che svolge quotidianamente il ruolo di Risk Manager per aziende pubbliche, private e organizzazioni multinazionali, talune con sede in Svizzera, che idea si è fatto?
«Conosco la località di Crans-Montana in quanto l’ho visitata lo scorso inverno e conosco la legislazione svizzera in quanto per lavoro ci opero, motivo per cui comincio con il dire che ciò che è accaduto a Le Constellation è la risultante di scelte ed omissioni commesse dai proprietari del locale. In tal senso, la medesima tragedia poteva accadere dappertutto, anche in Italia».
In che senso?

«Spesso i bar o i ristoranti vengono usati anche per ballare o svolgere attività di discoteca. Ma fra i due tipi di locali esistono differenze importanti dal punto di vista delle normative antincendio. I locali adibiti a pubblico spettacolo devono rispettare regole molto più rigorose per quanto riguarda i materiali degli arredi, dei rivestimenti, delle vie di esodo, dei sistemi di estinzione degli incendi e degli addetti alla gestione delle emergenze. Altro aspetto decisivo riguarda la capienza consentita che quando supera i limiti espone gli avventori a maggiori rischi. Nel caso di specie, anche in Svizzera, è il proprietario del locale il soggetto titolare dell’obbligo prevenzionistico che deve farsi carico di adottare i provvedimenti essenziali – troppo spesso trascurati – che in caso di emergenza avrebbero fatto la differenza, soprattutto quando un locale viene adibito in modo estemporaneo ad eventi. Certo, la casualità esiste, ma esiste anche il margine di responsabilità, quello cioè che ognuno costruisce ogni giorno con azioni ponderate, che evidentemente è mancato nel tragico accadimento di Crans-Montana dove il palese mancato rispetto delle regole da parte della proprietà ha indelebilmente segnato la pelle e l’anima degli incolpevoli fruitori del locale.
E per quanto attiene i controlli da parte delle autorità competenti?
«È un discorso a parte. Chi ha permesso che quel locale espletasse ripetutamente attività di pubblico spettacolo pur non avendone i requisiti, peraltro in un paesino così piccolo dove tutti si conoscono, deve essere inchiodato alle proprie responsabilità. Tuttavia bisogna distinguere la causa dall’effetto. La causa dell’evento non può essere imputata alle autorità comunali cui era affidato il compito di controllare che le condizioni di uso e fruizione del locale fossero effettivamente quelle della licenza d’esercizio, anche se hanno platealmente fallito. È imputabile, piuttosto. a chi doveva prevenire e garantire la sicurezza degli avventori nella festa di fine anno che, come è tipico, non sempre si svolge in luoghi espressamente concepiti per accogliere in sicurezza assembramenti di persone, fattispecie quest’ultima che richiede l’adozione di cautele e misure di sicurezza appropriate invece dell’indifferenza. E su questo, dagli elementi finora emersi, per i proprietari non ci sono scuse o attenuanti».
Cosa accadrà ora?
«La giustizia farà il suo corso come è giusto che sia. La Svizzera ha un ordinamento giuridico diverso dal nostro dove le pene si cumulano in ragione dei capi di imputazione addebitati alle figure poi ritenute responsabili, motivo per cui è necessario analizzare e circoscrivere incontrovertibilmente ogni elemento disponibile. A seguire, sono certo, ci saranno severe misure interdittive a carico dei soggetti ritenuti responsabili».
Cosa ci insegna quest’ennesima tragedia?
«La rabbia e lo sdegno verso coloro che hanno dimostrato indifferenza verso l’adozione delle cautele di sicurezza basilari è totale unitamente alla vicinanza al dolore delle famiglie colpite da questa immane disgrazia. Pregherò per loro, ma persevero nella mia convinzione che gli incidenti sono sempre connessi ad azioni sconsiderate dovute a una scarsa consapevolezza perché non è diffusa la cultura della prevenzione. A questo proposito piuttosto che bandire tardivamente l’utilizzo di dispositivi pirotecnici di qualsiasi tipo nei locali chiusi su tutto il territorio comunale, così come si apprende si impegna a fare il Comune di Crans-Montana, occorre impegnarsi con ogni mezzo affinché la Sicurezza diventi il Linguaggio Universale del Rispetto Reciproco».

Rocco Luigi Sassone
Ceo Ingest & Risk manager


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