Trenta chilogrammi al giorno. È la soglia entro cui un’impresa può trasportare con mezzi propri i rifiuti pericolosi che produce, e con le lastre in cemento amianto basta smontare pochi metri quadrati di tettoia per superarla. Chi lavora sulle piccole bonifiche, con cantieri sparsi anche in province diverse, si scontra ogni giorno con regole pensate per un cantiere che nella realtà non ha questa forma. Il nodo più stretto è il deposito, perché quantità così ridotte non giustificano un’area di raccolta in ogni luogo di intervento. A luglio il Ministero dell’Ambiente, rispondendo all’interpello dello Sportello Amianto Nazionale dopo il parere dell’Ispra, ha ammesso il deposito temporaneo presso la sede dell’impresa, senza autorizzazione, purché il sito sia nella disponibilità del produttore, collegato funzionalmente al luogo di produzione e attrezzato per tenere l’amianto separato dagli altri rifiuti. Se manca anche una sola condizione il deposito diventa stoccaggio, e la gestione non autorizzata di rifiuti pericolosi è punita con la reclusione da uno a cinque anni. La risposta parte dal lavoro com’è davvero, e da qui conviene leggere l’intero numero. Quasi ogni pezzo, muovendo da materie lontane, misura la distanza tra il lavoro descritto nei documenti e quello che accade nei luoghi in cui si svolge, e approda alla stessa conclusione. La sicurezza regge quando la carta somiglia alla realtà.
Il caso più recente riguarda l’intelligenza artificiale. Dal 23 ottobre l’articolo 42 del D.Lgs. 179/2026 chiede di valutare nel DVR ogni sistema che incida sull’organizzazione del lavoro, sui ritmi produttivi, sulle modalità della prestazione o sulle decisioni rilevanti per la sicurezza, e di formare i lavoratori sui suoi rischi. Manca un periodo transitorio, e il rinvio europeo al dicembre 2027 degli obblighi sui sistemi ad alto rischio lascia intatta la regola italiana. Un software che distribuisce le attività e comprime i tempi può spingere un addetto a saltare una verifica o a rinviare una pausa. Il pericolo maggiore resta un documento che dedica all’algoritmo una riga, scritta da chi ignora che cosa il programma faccia in reparto.
Lo stesso metro vale per il corpo. Il sovraccarico biomeccanico si legge poco nella sola postura e molto nell’intreccio di forza, frequenza, durata e tempi di recupero, cioè nel modo in cui il turno è organizzato. La seconda edizione della ISO 11228-3, pubblicata a maggio, aggiorna i riferimenti per i movimenti ripetitivi degli arti superiori proprio intorno a questa interazione. Pause attive ed esercizi guidati possono aiutare, senza correggere un ciclo produttivo progettato male. Lo stress lavoro-correlato, che l’articolo 28 del D.Lgs. 81/2008 include da tempo nella valutazione, segue la stessa logica. Turni serrati, interruzioni continue e scarsa autonomia consumano quei margini di attenzione sui quali la sicurezza fa affidamento, e un collo rigido o la concentrazione che cede a fine turno sono segnali da ascoltare senza trasformarli in etichette per chi lavora. Prima vengono carichi, pause e ruoli, poi gli interventi sulla persona.
La giurisprudenza ha compiuto da tempo questo spostamento di sguardo. Le sentenze della Cassazione n. 7413 e n. 42887 del 2024 e l’ordinanza n. 26021 del 2025 confermano che l’imprudenza del lavoratore interrompe il nesso causale soltanto quando introduce un rischio estraneo alla lavorazione. La distrazione e la procedura saltata sono proprio ciò che il sistema di prevenzione deve mettere in conto, e una prassi pericolosa tollerata dall’azienda non diventa a posteriori una condotta abnorme. Al datore di lavoro tocca dimostrare di aver governato il rischio, con una vigilanza reale e documentabile.
Nel processo penale per un infortunio sul lavoro i diritti della persona offesa spettano al lavoratore o, se muore, ai suoi familiari. Il 22 ottobre la Camera ha approvato all’unanimità, in prima lettura, la proposta di legge che estende il patrocinio a spese dello Stato, senza limiti di reddito, a chi resta totalmente inabile per un reato commesso violando le norme antinfortunistiche e, in caso di morte, ai prossimi congiunti o alla persona legata alla vittima da una relazione affettiva e stabilmente convivente. Oggi la soglia ordinaria è di 13.659,64 euro di reddito imponibile. Il testo passa ora al Senato. La Cgil chiede di riconoscere tutti i morti sul lavoro come vittime del dovere.
Il lavoro reale ha anche le sue stagioni. La campagna olearia 2026 si apre con una produzione nazionale attesa in calo di circa il 20 per cento e con un Mezzogiorno diviso, il Foggiano e il Tarantino a meno 40, il Salento leccese a più 60, i frantoi lucani alle prese con poca liquidità e manodopera insufficiente. I rischi sono noti da anni, dalla scala appoggiata all’olivo al trattore privo di telaio antiribaltamento, dal decanter alle vasche delle acque di vegetazione, che sono a tutti gli effetti ambienti confinati. Il punto debole sta in una valutazione che non segue la stagione e in una formazione che non raggiunge gli stagionali arrivati a campagna iniziata.
Esiste poi un lavoro della prevenzione che, quando riesce, non lascia traccia. Il cinema lo trascura, perché senza un allarme o un errore la storia non comincia, eppure proprio il cinema offre a queste pagine la chiave più lucana, da Matera ai casi di Scanzano Jonico e della Val d’Agri. Le proiezioni del Matiff al Cineteatro Guerrieri e l’ASTRAWORLD Festival di Milano, voluto dagli studenti di Astra Bocconi, raccontano giornate in cui il pubblico ha visto soltanto il programma, perché capienze, accessi, percorsi di emergenza e presidi erano stati decisi molto prima.
In Basilicata, secondo le rilevazioni Inail al 30 giugno, le denunce di infortunio mortale in occasione di lavoro nel primo semestre sono passate da otto a zero. Il dato è provvisorio e va letto con la prudenza che l’Inail stessa raccomanda finché le pratiche non saranno consolidate. Dietro quel numero ci sono comunque atti verificabili, a cominciare dal Comitato regionale di coordinamento ricostituito nel 2025. Nessuno ne farebbe una sceneggiatura. Somiglia però al lavoro descritto in questo numero, quello che si misura soprattutto per ciò che riesce a non far accadere.
Nov
04

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