Blog
Set 30
sicurezza sul lavoro ingest nono numero

On line il nono numero di iNews

Per l’Inail il 2025 si è chiuso due volte. Il primo bilancio, circolato a inizio anno, contava per i lavoratori 1.085 denunce mortali contro le 1.077 del 2024, otto in più. La Relazione annuale presentata il 22 settembre dal presidente Fabrizio D’Ascenzo ne conta 1.189, trentasette in meno di un anno prima, dopo che anche la base del 2024 è stata rivista. Gli eventi sono gli stessi, mentre il segno della variazione si è capovolto perché nel frattempo le pratiche sono state completate e classificate.
Lo stesso metro vale per i numeri del primo semestre 2026, 342 decessi in occasione di lavoro contro 357, meno 4,2 per cento, rilevati al 30 giugno e destinati a essere ridefiniti. In Basilicata le denunce mortali passano da otto a zero, un esito che il consolidamento potrebbe ancora ritoccare e che chiede la prudenza dovuta a ogni dato provvisorio. Vale per le statistiche e vale, con conseguenze ben più concrete, per i singoli casi.
Lo mostra bene l’articolo di copertina di questo numero di settembre, dedicato agli infortuni a scuola. Il punto di partenza è un cortile di Palma Campania, dove un alunno di quinta primaria si frattura il radio in uno scontro di gioco durante la ricreazione, con l’insegnante presente. Il 15 maggio 2026 la Corte d’Appello di Napoli conferma il rigetto della domanda risarcitoria, perché dagli atti non emerge alcuna condotta illecita del compagno. La Cassazione, con l’ordinanza 33392 del 21 dicembre 2025, su un infortunio in palestra si era fermata ancora prima, rilevando che mancava una ricostruzione chiara e coerente di come l’incidente fosse avvenuto. Senza una dinamica accertata la vigilanza non arriva nemmeno a essere discussa. Ne discende un compito preciso per dirigenti scolastici e RSPP, cioè poter ricostruire turni, spazi e presenze il giorno stesso, perché la relazione interna scritta dopo un infortunio può decidere l’esito di una causa a distanza di anni.
Il caso studio di Monsummano Terme mostra la stessa esigenza dal lato di chi lavora bene. Demolire un capannone a meno di otto metri dal muro di confine, accanto a uno stabilimento agroalimentare in piena attività e alle case di via Pontecorvo, ha richiesto una sequenza di scelte che si possono rileggere una per una. Ogni passaggio ha lasciato una traccia, dalla demolizione per fasi tra il 20 aprile e metà maggio alla disconnessione strutturale verificata dal direttore dei lavori, dall’operatore fisso sulle interferenze alla procedura con cui ogni accesso al magazzino veniva autorizzato dall’RSPP dello stabilimento e notificato al preposto di cantiere. La fase più critica è stata attraversata senza fermare la produzione vicina.
Sul versante normativo il numero ospita l’approfondimento sulla direttiva macchine. Con la Decisione di esecuzione (UE) 2026/2015, pubblicata il 7 settembre, cambia ancora l’elenco delle norme armonizzate, e la presunzione di conformità prevista dall’articolo 7 della direttiva 2006/42/CE spetta a chi sa dimostrare quale edizione di ciascuna norma abbia applicato, in attesa che il regolamento 2023/1230 subentri il 20 gennaio 2027.
Quanto alla responsabilità d’impresa, l’articolo dedicato al D.Lgs. 231/2001 illustra lo schema di disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri il 4 agosto, che colloca la colpa di organizzazione al centro del sistema e propone di inserire un comma 1-bis all’articolo 5, così da riferire interesse e vantaggio dell’ente alla condotta che ha violato le regole cautelari, per esempio il risparmio sui presidi di sicurezza, anziché all’evento lesivo. Il contributo sugli impianti aeraulici segue invece la novità lombarda in vigore da luglio, che chiede un fascicolo tecnico capace di raccontare nel tempo condizioni, criticità e decisioni. In tutti e tre i casi la sicurezza dichiarata vale quanto la documentazione che la sostiene.
L’approfondimento sul Lean Safety porta il ragionamento a monte dell’evento. Gli otto sprechi del Lean Management generano inefficienza e insieme condizioni di rischio. Un’attesa che il sistema deve recuperare si traduce in fretta e scorciatoie, uno spostamento superfluo in altre occasioni di urto o di caduta, una scorta eccessiva in percorsi ostruiti. L’ottavo spreco, il mancato utilizzo delle competenze, è forse il più costoso, perché chi svolge l’attività ogni giorno conosce le anomalie del processo prima che diventino incidenti. Il Gemba, cioè andare dove il lavoro accade, osservare e ascoltare, porta alla luce quelle evidenze prima che a raccoglierle sia un giudice. Cambia anche la domanda che segue un errore, da chi ha sbagliato a perché il processo abbia permesso che accadesse, senza cancellare la responsabilità individuale e cercando anche le cause di sistema. La sfida indicata dal Lean Safety è rendere semplice lavorare in sicurezza, con postazioni meglio organizzate, flussi lineari, materiali nel posto giusto e anomalie subito visibili, senza fermarsi ad aggiungere procedure, cartelli e formazione.
L’11 ottobre l’Italia celebra la 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, promossa dall’Anmil, e la commemorazione ne resta il cuore. Dietro i 342 casi del semestre e gli 890 del 2025 in occasione di lavoro ci sono persone, e ciascuna ha diritto a una storia ricostruita con precisione, perché da lì discendono risarcimenti, responsabilità e, prima di tutto, prevenzione. Alle scuole, ai cantieri, alle imprese e ai professionisti che leggono questa rivista si può chiedere un impegno verificabile. Ciò che viene ricostruito con esattezza si può correggere, e ogni correzione fatta in tempo toglie un nome dalla prossima statistica.

Resta aggiornato iscrivendoti alla nostra newsletter